Gli interventi in materia di ammortizzatori sociali previsti dalla legge n. 96/2017 [E.Massi]

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Gli ammortizzatori sociali sono “un cantiere sempre aperto”: dopo il decreto legislativo n. 148/2015 che aveva delineato una riforma organica e completa dei vari istituti, interventi normativi di vario genere, chiarimenti amministrativi ministeriali e dell’INPS, si sono susseguiti a cadenza incessante ed hanno definito molti aspetti che, per varie ragioni, non erano stati compiutamente disciplinati, in ragione della estrema complessità della materia e delle situazioni occupazionali da salvaguardare.

A tale regola non sfugge la legge n. 96/2017 che ha convertito, con modificazioni, il D.L. n.50/2017: essa dedica tre articoli all’argomento, il 53-bis, il 53-ter ed il 55-quater. Vado con ordine cercando di fare un minimo di chiarezza.

Ristrutturazione o riorganizzazione di imprese editoriali per crisi aziendale

L’art. 53-bis si preoccupa della copertura economica derivante dalla liquidazione anticipata della pensione di vecchiaia dei giornalisti coinvolti nei piani di ristrutturazione.
I giornalisti effettivamente coinvolti nei piani possono optare per il pensionamento anticipato di vecchiaia entro i sessanta giorni successivi alla data di entrata in vigore della legge n. 96/2017 (24 giugno), mentre coloro che saranno coinvolti successivamente avranno sempre sessanta giorni che decorreranno dalla data di effettivo coinvolgimento nella riduzione di orario (ci sarà, presumibilmente, indicato nell’accordo sindacale) o dalla data, se successiva, di maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi.
Le condizioni essenziali richieste sono due:

  • – almeno venticinque anni di contribuzione versata ed accreditata nelle casse dell’INPGI;
  • – una età anagrafica negli anni 2017 e 2018 pari a 58 anni per le donne ed a 60 per gli uomini.

L’INPGI prende in considerazione (comma 2) le istanze di pensionamento anticipato seguendo l’ordine cronologico di presentazione dei piani di gestione degli esuberi ed avendo quale parametro di riferimento i limiti di spesa che il comma 1 fissa a 6 milioni di euro per il 2017, a 10 milioni per il 2018, a 11 milioni per il 2019, a 12 milioni per il 2020 ed a 6 milioni per il 2021.
Alla copertura dell’onore scaturente dal pensionamento anticipato concorre il contributo aggiuntivo a carico dei datori di lavoro previsto dall’art. 41-bis, comma 7, secondo periodo, della legge n. 14/2009.

Lavoratori ubicati in aree di crisi industriale complessa

Un ulteriore intervento il Legislatore, con l’art. 53-ter, lo ha dedicato alle tutele in favore dei lavoratori occupati in aree di crisi industriale complessa, tornando, di nuovo, su una materia trattata con l’art. 44-bis del decreto legislativo n. 148/2016, introdotto con il decreto legislativo n. 185/2016 che ha corretto una serie di disposizioni contenute nei decreti attuativi del “Jobs act”.

La legge n. 134/2012 ha individuato gli ambiti territoriali di crisi complessa ubicati in varie zone del Paese: Piombino, Livorno, Frosinone, Rieti, Taranto, Termini Imerese, Gela, Trieste, Isernia, Boiano, Campochiaro, Venafro, Val Vibrata, Valle del Tronto Piceno, Porto Torres, e Portovesme.

Cosa afferma la nuova disposizione?

Viene attribuita alle Regioni la facoltà di indirizzare quote non spese delle risorse finanziarie loro attribuite ai c.d. “ammortizzatori in deroga”. La concessione, pu ben “by-passare” i criteri individuati dal D.M. n. 83473 del 1 agosto 2014 che ha regolamentato la cassa in deroga, autorizzando la prosecuzione, senza alcuna interruzione, per un periodo massimo di 12 mesi in favore di lavoratori, operanti in tali aree, che alla data del 1 gennaio 2017 erano “in godimento” del trattamento di mobilità o di quello in deroga.

Tale concessione, afferma il Legislatore, deve essere accompagnata da misure di politica attiva individuate in un piano regionale che va comunicato (ma non è fissato alcun termine preciso) sia all’ANPAL che al Ministero del Lavoro (presumibilmente, alla Direzione Generale per gli Ammortizzatori Sociali ed Incentivi per l’Occupazione). È auspicabile che i lavoratori siano destinatari oltre che di iniziative finalizzate alla qualificazione o alla riqualificazione professionale, anche di proposte occupazionali “concrete”, magari attraverso interventi di ricollocazione secondo la previsione contenuta all’art. 17 del decreto legislativo n. 22/2015.

Questa disposizione, come appare evidente, si inserisce nel solco tracciato dall’art. 44-bis che ha coperto interventi straordinari di integrazione salariale per il 2016 e per il 2017 oltre il termine finale degli stessi, con garanzie economiche, a partire dall’8 ottobre 2016, strettamente correlate sia ad un accordo da sottoscrivere in sede ministeriale che da un piano regionale di politiche attive.
L’obiettivo che ci si pone con questa norma appare evidente: si vuole assicurare una copertura economica a “situazioni complesse” mixando gli aiuti già stanziati con le risorse già assegnate alle Regioni.

Conguagli e rimborsi per i trattamenti in deroga

Con l’art. 55-quater, intervenendo sull’art. 44, comma 6-bis, del decreto legislativo n. 148/2015, il Legislatore disciplina la materia dei conguagli e delle richieste di rimborso nei confronti dell’INPS relativi ai trattamenti salariali in deroga.

Viene, in un certo senso, colmato un vuoto normativo introducendo una disposizione analoga a quella contenuta, per i trattamenti di integrazione salariale ordinaria e straordinaria, nell’art. 7.
La richiesta di rimborso o il conguaglio, pena la decadenza dal diritto, vanno richiesti entro il termine perentorio di sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione o dalla data del provvedimento se questo è stato emanato successivamente.
In perfetto “pendant” con la disposizione sugli altri ammortizzatori, la norma continua affermando che per i trattamenti conclusi prima del 24 giugno 2017, data di entrata in vigore della legge n. 96, i sei mesi decorrono da tale data.

Una breve riflessione su quanto appena detto appare necessaria: il Legislatore, effettuando la piena equiparazione con la previsione contenuta nell’art. 7, vuole evitare che i conguagli ed i rimborsi si protraggano nel tempo soggiacendo alla prescrizione decennale.
Il limite semestrale deve rappresentare per gli operatori una sorta di “alert” o di “lampadina accesa” nel senso che, scaduto il termine, è preclusa ogni ulteriore richiesta, cosa che può portare a perdite economiche anche rilevanti.

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Eufranio Massi

A cura di : Eufranio Massi

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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