PIL i nuovi indicatori per stare al passo con i tempi

PIL i nuovi indicatori per stare al passo con i tempi
image_pdfimage_print

Le ultime elezioni nostrane, europee ed extraeuropee hanno portato alla luce un elemento particolare: il concetto di PIL si è allontanato dalla vita dei cittadini. Le ultime elezioni in Italia, ma anche in Francia, Inghilterra e negli Stati Uniti hanno confermato un dato su tutti, che la classe politica ripone negli indicatori del PIL troppa fiducia sull’andamento dell’umore dei cittadini.

Purtroppo è sempre più evidente che non è così ormai da molti anni, gli strumenti sono divenuti obsoleti e non rispecchiano più quello che è la realtà dei fatti, intendiamoci, gli indicatori economici sono sempre utilissimi per l’andamento della produzione, dell’industria e dei consumi, ma questi sono ormai solo una parte dei bisogni del cittadino comune.

Da questo punto di vista la classe politica si rifà ad un seppur piccolo aumento del prodotto interno lordo per fare delle proiezioni sul voto alle urne, puntualmente poi vengono smentiti. Ma perché? A cosa è dovuto questo fenomeno? La risposta è da ricercarsi nel periodo in cui nasce il concetto di PIL e degli strumenti per misurarlo. L’economista inglese John Maynard Keynes creò questi indicatori durante la Seconda Guerra Mondiale per valutare le potenzialità produttive del paese, e in quel periodo era un mezzo perfetto per operare, infatti, i beni materiali ed i servizi collegati erano di facile misurazione e davano con efficacia il ‘polso’dell’opinione pubblica. Oggi non è più così semplice. La società è cambiata radicalmente e si evolve ad una velocità sempre maggiore, gli indicatori cosi come sono rischiano di non cogliere a pieno gli aspetti della vita reale.

Oggi la produzione industriale copre solo un quarto del PIL, gli elementi che ne costituiscono il restante sono di non facile rilevazione. Istruzione, salute e divertimento non hanno una collocazione nelle statistiche così evidenti, eppure sono fondanti per un quadro generale. Nella maggior parte dei paesi industrializzati la ‘felicità’ non è più un’idea legata all’acquisto di beni che si producono, bensì legata a concetti di difficile rilevazione statistica ,quali le aspettative di vita negli anni futuri, l’efficienza dei pubblici servizi e la qualità del tempo libero.

Serve, quindi, ripensare agli indicatori in una forma più moderna che li metta in interconnessione fra loro e che si ponga l’attenzione su quelli che sono i bisogni più urgenti della cittadinanza, per esempio porre l’attenzione non tanto su quella percentuale di punti in più sulla crescita, ma piuttosto sulla distribuzione del reddito, che diventa fondamentale in una società in cui la ricchezza è sempre più in mano a pochi e cresce il numero di poveri.

Sull' autore

Potrebbe interessarti anche

0 Commenti

Non ci sono commenti al momento!

Puoi essere il primo a commentare questo post!

Lascia un commento