Agricoltura: nasce il manifesto ‘Prima i geni’

Agricoltura: nasce il manifesto ‘Prima i geni’

Nasce in Italia il manifesto “Prima i geni” , ambizioso progetto che ha come obiettivo l’implementazione di innovazioni tecnologiche in grado di migliorare la qualità del lavoro e della produzione in tutti i campi del mondo agricolo italiano ed europeo. Grazie al rivoluzionario accesso ai metodi di miglioramento genetico il nostro paese ha l’opportunità di uscire da un decennio di crisi, su tutti i livelli, del mondo dell’agricoltura.

Questa è la premessa del manifesto in tutta la sua completezza, vengono proposti 12 punti cruciali che sono frutto di ricerche e analisi che hanno avuto l’apporto di molti esponenti del mondo scientifico e, più specificamente, delle biotecnologie. Il progetto è promosso da Siga (Società italiana di genetica agraria) con il patrocinio di Fisv (Federazione italiana scienze della vita) e del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), ed è stato sottoscritto anche da Società italiana di biologia vegetale e l’Istituto di genomica applicata. Assosementi, l’associazione che riunisce le imprese sementiere in Italia, ha inoltre aderito al manifesto. La speranza è che l’Europa non metta in atto regolamentazioni come quelle sugli OGM, per questo tipo di tecniche. Perché, nel caso così fosse – “Le varietà prodotte con il genome editing saranno considerate ‘Ogm’ – si legge nell’appello – tempi e costi di autorizzazione saranno tali che ne verranno di fatto impedite in Europa lo sviluppo e la coltivazione. La nostra agricoltura resterà sempre meno innovativa e diventerà marginale anche per la mancanza di risposte ai problemi specifici delle nostre colture”

In caso contrario, se le colture ottenute con le tecniche di miglioramento del materiale genetico non saranno valutate come OGM – “avremo mantenuto la tecnologia accessibile a tutti, quindi anche alla ricerca pubblica, alle piccole e medie imprese, alle startup: è questo – prosegue il documento – il modo migliore per garantire equità, sana competizione, controllo diffuso della tecnologia”.

L’editin genomico è un metodo che permette di migliorare le caratteristiche delle piante senza introdurre nel genoma tratti estranei alla pianta stessa, come avviene, invece, nella creazione degli OGM. L’utilizzo del Crispr, il più noto dei metodi di ingegneria genetica, potrà rivelarsi utile per sviluppare piante più resistenti alle malattie e alla siccità.

 “Le opportunità offerte oggi dalla ricerca vegetale – ha illustrato Michele Morgante, presidente di Siga – sono straordinarie. Il genome editing sembra tagliato su misura per l’agricoltura italiana. La selezione delle piante con questa nuova metodologia non intacca né la qualità né la tipicità dei nostri prodotti, perché al di là del carattere desiderato non tocca null’altro del genoma della pianta. Non possiamo perdere questa occasione. Garantire l’accessibilità alle nuove metodologie di genome editing sarà il primo passo per trovare insieme la strada per un’innovazione a misura della nostra agricoltura. Sul fronte della ricerca il rischio è di essere condannati a regalare alla concorrenza le conoscenze acquisite dai nostri ricercatori in anni di lavoro”.

Paolo De Castro, vicepresidente commissione Agricoltura del Parlamento europeo, poi sottolinea – “L’agricoltura italiana, europea e mondiale si trova oggi a dover affrontare sfide enormi: deve infatti essere in grado di produrre cibo sufficiente, sano e nutriente per una popolazione in forte espansione, e con livelli di ricchezza sempre maggiori”

“L’unica risposta sostenibile a queste molteplici richieste passa tramite l’innovazione: innovazione che non può prescindere da tecniche di miglioramento genetico di ultima generazione che, rispetto agli Ogm tradizionali, sono più accessibili oltre che più rispettose dell’ambiente e della biodiversità. Piante non Ogm, quindi, in grado di consumare meno acqua, di resistere agli stress climatici, immuni a malattie, e che rappresenteranno i principali vettori verso un’intensificazione sempre più sostenibile”, ha concluso.

“Abbiamo seguito con grande attenzione la presentazione del manifesto ‘Prima i geni: liberiamo il futuro dell’agricoltura’ sull’innovazione nel miglioramento genetico delle piante coltivate, attraverso nuovi strumenti come il genome editing. Siamo convinti che l’innovazione in campo agroalimentare e il miglioramento genetico vegetale rappresentino i cardini attraverso i quali sia possibile aumentare sostenibilità, efficienza, competitività e produttività del sistema agricolo“, ha commentato Riccardo Palmisano, presidente Assobiotec, Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie.

“La ricerca nelle biotecnologie green -ha spiegato- giocherà un ruolo sempre più importante nel migliorare la produzione agricola, generare sostanze bioattive limitatamente disponibili in natura (biopharming), aumentare le produzioni senza estendere le superfici coltivate, riducendo al tempo stesso sia i consumi di acqua che gli effetti delle aggressioni di parassiti. Punti essenziali anche per salvaguardare il patrimonio di biodiversità, fondamentale per un Paese come l’Italia. L’Italia non può rimanere esclusa nello sviluppo di questi strumenti innovativi. Ecco perché dobbiamo accompagnare e sostenere il processo iniziato dallo stesso ministero delle Politiche Agricole, che ha varato un piano triennale per lo sviluppo delle nuove tecniche di miglioramento genetico, riconoscendole come altamente innovative e potenzialmente preziose per i nostri agricoltori. Aggiungiamo che trattandosi di tecniche che non introducono dna estraneo nei prodotti, non possono e non devono essere vagliate alla luce delle normative europee attualmente vigenti sugli ogm.”

In poche parole l’Italia e l’Europa devono aprirsi alle nuove tecnologia della Green biotech con piena fiducia.

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