Agricoltura: no ad agevolazione IMU per i coadiuvanti

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Benefici IMU negati ai coadiuvanti agricoli dalla Cassazione: mancano sia i requisiti oggettivi che quelli soggettivi.

La questione dei benefici IMU/ICI per il coadiuvante agricolo è stata oggetto di interpretazioni differenti e si era formato un contrasto interpretativo tra il Dipartimento delle finanze e l’Anci Emilia Romagna. Il problema è la presenza o meno dei requisiti oggettivi e soggettivi richiesti dalla norma, infatti la normativa Ici/Imu concede benefici ai coltivatori diretti iscritti alla previdenza agricola che «possiedono e conducono» il terreno agricolo.

L’ultima pronuncia in merito è l’ordinanza del 12 maggio 2017 con cui la Corte di Cassazione ha negato tali benefici.

Andando con ordine, lo scorso maggio, il ministero nella nota prot. 20535 aveva ritenuto che al coadiuvante agricolo spettano tutte le agevolazioni attribuibili al coltivatore diretto in quanto:

  • l’iscrizione negli elenchi previdenziali permette di ritenere sussistente il requisito soggettivo dell’essere coltivatore diretto.
  • il requisito oggettivo della conduzione diretta è rispettato perché «il coadiuvante stesso risulta proprietario/comproprietario dei terreni agricoli coltivati dall’impresa agricola diretto coltivatrice, di cui è titolare un altro componente del nucleo familiare».

Di parere opposto l’Anci Emilia Romagna che con la circolare 92 del 30 maggio 2016 aveva sottolineato l’assenza di entrambe le condizioni:

  • quella soggettiva perché se anche il coadiuvante è iscritto alla stessa forma previdenziale del coltivatore diretto, non per questo acquista la qualifica di coltivatore, ovvero di imprenditore agricolo.
  • quella oggettiva in quanto «nel caso del coadiuvante manca la conduzione diretta, visto che i terreni sono dati in comodato/affitto al titolare dell’impresa agricola e ciò è sufficiente ad escludere la sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa».

La Corte di cassazione nell’ordinanza 12 maggio 2017, n. 11979 ha dato ragione all’Anci dell’Emilia Romagna e ha ritenuto non applicabile la finzione giuridica, in base alla quale l’area fabbricabile si considera come terreno agricolo se posseduta e condotta da un coltivatore diretto, in quanto «la contribuente, iscritta negli elenchi dei coltivatori diretti e proprietaria del fondo, non lo conduce direttamente per averlo concesso in locazione al figlio», rimanendo, altresì irrilevante la qualifica di coadiuvante nell’impresa che conduce il fondo.

Fonte Il Sole 24 Ore.

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