CIGO: gli ultimi chiarimenti dell’INPS [E.Massi]

CIGO-02

Senza fare alcun esplicito riferimento alla deliberazione del Consiglio di indirizzo e vigilanza (CIV) del 21 marzo 2017, la Direzione Centrale degli Ammortizzatori Sociali dell’INPS, con il messaggio n. 1856 del 3 maggio 2017, è intervenuta per correggere alcune criticità presentatesi a seguito della applicazione della circolare n. 139/2016, cosa che ha determinato, nell’ottica di assicurare un procedimento celere e standardizzato presso tutte le realtà territoriali, la necessita dell’emanazione di nuovi indirizzi operativi.

L’Istituto, dopo aver acquisito il parere positivo del Ministero del Lavoro, offre una lettura diversa (e se ci si consente, meno burocratica) rispetto a quella fin qui seguita relativamente alle questioni attinenti la carenza di elementi di valutazione ed il supplemento istruttorio richiesto dall’art. 11 del D.M. n. 95442, l’avvenuta ripresa dell’attività produttiva, la mancanza di lavoro e di commesse, gli eventi meteo e le questioni correlate al gelo ed alle temperature percepite, le conseguenze del maltempo su lavorazioni particolari e, infine, l’acquisizione dei bollettini meteo.

Ma, andiamo con ordine, sottolineando come, per la prima volta, l’Istituto (e qui il richiamo del CIV appare evidente) citi a più riprese il DPR n. 445/2000 che consente al datore di lavoro (art. 47) di autocertificare fatti, stati e qualità personali o, come vedremo, parlando dei bollettini meteo, l’art. 15 della legge n. 183/2011.

Carenza di valutazione e supplemento di istruttoria

L’INPS riprende, pedissequamente, quanto affermato dal CIV che, paventando un aumento del contenzioso, sottolineava la necessità di una motivazione adeguata che tenesse conto sia degli elementi documentali, che dei fatti presi in considerazione che, infine, della necessità, prima della reiezione, di percorrere la strada delineata dal comma 2 dell’art. 11 del DM n. 95442  con il supplemento istruttorio che consente di sanare le carenze documentali e quelle della relazione tecnica entro i quindici giorni successivi alla richiesta. Proprio per la relazione viene richiamato l’art. 47 del DPR n. 445/2000, cosa che significa “piena legittimità dell’autocertificazione”, nei limiti individuati dal predetto articolo (cosa che, prima, i Dirigenti delle sedi, ligi alle direttive contenute nella circolare n. 139/2016, non erano propensi ad ammettere).

Una breve considerazione: ma ci vuole tanto a leggere norme di legge chiare che non abbisognano di interpretazione oppure, cosa, purtroppo, abbastanza comune nelle Pubbliche Amministrazioni, le circolari fanno testo su tutto e se queste non escono o tardano ad uscire, non si fa nulla?

Avvenuta ripresa dell’attività lavorativa

La ripresa dell’attività lavorativa, valutata “a priori”, sulla base degli elementi disponibili al momento della presentazione dell’istanza è, comunque “un giudizio prognostico ex ante”: ciò significa che la previsione di ripresa dell’attività va sempre riportata agli elementi informativi presenti nel momento in cui ha avuto inizio la contrazione dell’attività e non a ciò che è avvenuto durante o al termine del periodo e che hanno impedito la prosecuzione dell’attività aziendale.

Il messaggio n. 1856, dopo aver ricordato che l’istruttoria deve essere rapida e celere per giungere alla definizione in tempi brevi (il CIV ha raccomandato il rispetto dei 90 giorni), ha sottolineato come la ripresa dell’attività avvenuta prima del provvedimento decisorio, testimoni, oggettivamente, il requisito della transitorietà della crisi di cui parla il comma 2 dell’art. 1 del Decreto Ministeriale.

Mancanza di lavoro o di commesse

L’acquisizione di nuove commesse è, indubbiamente, un indice che denota la possibilità di ripresa dell’azienda ma lo stesso, prosegue il messaggio n. 1856, non può essere l’unico e solo elemento di valutazione, come avvenuto in molti casi.

Infatti, nella valutazione non può non essere presa in considerazione la situazione complessiva dell’azienda ed il contesto economico produttivo descritto nella relazione tecnica. Ciò significa che debbono essere elementi di valutazione:

  • le situazioni precedenti nelle quali l’impresa è ricorsa alla CIGO;
  • la situazione del mercato in cui opera l’azienda;
  • il numero dei lavoratori posti in CIGO, rispetto all’organico complessivo;
  • la durata del periodo richiesto;
  • la solidità del piano finanziario;
  • le iniziative poste in essere per la ricerca di nuovi affari ed opportunità.
  • Si tratta, a ben vedere, di criteri che le commissioni provinciali, che hanno operato fino al 31 dicembre 2015, hanno sempre tenuto presenti nelle loro decisioni.

Eventi meteo

Il messaggio richiama (e fa opera meritoria in tal senso) i contenuti di precedenti indirizzi contenuti non soltanto nella circolare n. 139/2016 ma anche nel messaggio n. 28336 del 1998. E, a tal proposito, il messaggio n. 1856 si sofferma sulla causale “gelo” che nel mese di gennaio una improvvida decisione di una struttura periferica dell’Istituto (successivamente corretta) aveva ritenuto non integrabile affermando testualmente che “la causale gelo non è contemplata nella circolare n. 139/2016 paragrafo 6.4”, cosa supportata dalla Direzione Regionale sovra ordinata che aveva ritenuto di “non ritenere accoglibili le domande per gelo, dato il carattere stagionale della causale” (come se il datore di lavoro avesse il potere, intervenendo sul cielo, di programmare annualmente le giornate di gelo!).

Ebbene, ripetendo quanto già le strutture periferiche dell’Istituto dovrebbero sapere dal 1998, il messaggio n. 1856 ricorda alcuni principi fondamentali.

Essi riguardano le temperature pari o sotto lo zero che giustificano una contrazione di orario in relazione sia alla fase lavorativa in corso che al tipo di attività, che all’altitudine del cantiere.

Anche l’ampiezza dell’escursione termica va tenuta in considerazione: essa, infatti, potrebbe comportare la concessione del trattamento soltanto per alcune ore e non per l’intera giornata. Tale criterio non riveste, in alcun modo, un valore assoluto, in quanto dagli elementi emersi attraverso la relazione tecnica ed in considerazione delle lavorazioni in svolgimento, l’integrazione salariale può essere concessa per tutta la giornata, pur se il gelo si è protratto soltanto per un periodo più breve. Qui, viene sottolineato come, in presenza di bollettini meteo che fino alle ore 10 registrino temperature non superiori a zero  gradi, la CIGO possa essere riconosciuta per l’intera giornata.

Seguendo “l’input” della deliberazione del CIV, il messaggio esamina anche la possibile concessione del trattamento integrativo in presenza di temperature superiori ai 35° che impediscono lo svolgimento delle prestazioni in luoghi all’aperto o con materiali che non sopportano il forte calore. Qui, vanno considerate anche le c.d. “temperature percepite”, superiori a quelle reali, ricavabili dai bollettini meteorologici: la conclusione dell’Istituto è che, in presenza delle condizioni lavorative sopra citate, possa essere concesso il trattamento integrativo se la temperatura percepita sia superiore a 35°, pur se quella reale risulti inferiore.

Il CIV aveva richiamato l’attenzione anche sulle conseguenze degli eventi meteo in presenza di lavorazioni particolari. L’INPS se ne è fatto carico richiamando le sedi a valutare con attenzione una serie di elementi rilevabili dalla relazione tecnica (tipologie di lavorazioni soggette ad interruzioni per forti piogge o azione del gelo verificatasi anche nei giorni antecedenti, stato dei luoghi, fondo stradale sconnesso o ghiacciato, vie di transito difficoltoso o parti di carreggiate franate, tali da mettere in pericolo il transito degli automezzi.

Il messaggio n. 1856 prende quale esempio quello della lavorazione nelle cave ove gli elementi atmosferici possono condizionare oltre misura l’attività produttiva e dove, in via cautelare ed ai fini della tutela della sicurezza dei lavoratori, può essere prevista la sospensione di lavori insicuri o pericolosi.

L’ultimo argomento affrontato riguarda i bollettini meteo e, finalmente, l’Istituto, sulla scorta di quanto rilevato dal CIV, si accorge che dell’esistenza dell’art. 15 della legge n. 183/2011 che ha modificato l’art. 43 del DPR n. 445/2011: tale disposizione vieta alle Pubbliche Amministrazioni di chiedere al cittadino dati già in possesso di organi pubblici (nel caso di specie le varie “Arpa Regionali” o, se si vuole, l’Aeronautica Militare che è pur sempre una branca del Ministero della Difesa): ora, la Direzione Centrale Ammortizzatori Sociali invita le Direzioni territoriali dell’Istituto ad acquisirli d’ufficio (come già avviene, del resto, per la CISOA, la Cassa integrazione ordinaria per gli operai agricoli), fermo restando che i datori di lavoro dovranno autocertificare nella relazione tecnica le avversità atmosferiche che hanno portato alla richiesta dell’integrazione salariale.

Ci si chiede perché tale correzione, nel pieno rispetto della norma, sia avvenuta a distanza di tanto tempo, nonostante le difficoltà e le lamentele degli addetti ai lavori? Non si era a conoscenza, prima del 3 maggio 2017, dell’esistenza dell’art. 15 della legge n. 183/2011, in vigore dal successivo 1° gennaio 2012?

La risposta, elementare, potrebbe essere che quell’obbligo era inserito, oltre che nella circolare n. 139/2016 anche nell’art. 6, comma 2 del DM n. 95442 (che, non va dimenticato, contiene disposizioni di natura amministrativa e, quindi, di rango inferiore a quello legislativo).

Va, tuttavia, ricordato come in passato, in un caso del tutto analogo, la circolare applicativa dell’INPS corresse quanto era stato, improvvidamente, scritto in un Decreto a firma dei Ministri “pro-tempore” del Lavoro e dell’Economia: ci si riferisce al DM 29 marzo 2013 relativo alla erogazione dell’ASpI in un’unica soluzione ove si chiedeva al lavoratore di produrre documenti già in possesso di Pubbliche Amministrazioni. Ebbene, l’Istituto con la circolare n. 145/2013, emanata, in attuazione di quel provvedimento, richiamò espressamente i principi sull’autocertificazione contenuti nell’art. 15 della legge n. 183/2011 “trasfusi” nell’art. 47 del DPR n. 445/2000.

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Eufranio Massi

A cura di : Eufranio Massi

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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