Direttiva Agenzia delle Entrate sui controlli : indagini finanziarie ridotte .

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agenzia-entrateL ‘utilizzo delle indagini finanziarie soltanto nell’ipotesi in cui vi siano elementi che fanno ipotizzare una evasione rilevante: più in generale i dati che hanno questa natura andranno esaminati tenendo conto del tenore di vita generale del contribuente. Sempre in tema di persone fisiche una particolare attenzione andrà posta su quelle persone che lavorano da anni in Italia e che non hanno acquisto la residenza. Per quanto concerne le imprese interessate dalla disciplina dei prezzi di trasferimento andrà verificata la realtà economica delle transazioni fermo restando che la disciplina degli oneri documentali non preserva da possibili controlli.

Sono questi alcuni degli spunti di esame che emergono dalla circolare, 25/14, dell’Agenzia delle entrate che delinea il piano di controlli per il 2014 (si veda ItaliaOggi del 6/8/14). Utilizzo dei dati finanziari. In considerazione della ormai imponente mole di dati che l’agenzia delle entrate e in grado di reperire, con particolare rilievo a quelli di natura finanziaria, la circolare torna a sottolineare un concetto già espresso nel 2006. E cioè la necessità che i dati di questa natura siano utilizzati con spirito critico e senza travalicare la finalità della norma, vale a dire la necessità di accertare redditi evasi che hanno lasciato una traccia come movimentazione finanziaria. Per conseguenza, anche le presunzioni recate dalla norma quali quella in tema DI DUILIO LIBURDI di prelevamenti, deve essere attivata con attenzione e laddove la stessa si riveli proficua. Di fatto, come detto, gli orientamenti espressi nella circolare di ieri ripropongono alcuni concetti già espressi all’indomani delle modifiche alla disciplina degli accertamenti bancari. Cioè la valutazione del dato di natura finanziaria alla luce della posizione complessiva del contribuente.

La logica sottesa e del tutto condivisibile, soprattutto con riferimento al prelievo non giustificato: una valutazione complessiva della capacità di spesa, rapportata evidentemente al reddito dichiarato. In fondo, soprattutto per quello che concerne i prelievi non giustificati (fattispecie che riguarda imprenditori e professionisti) la vera valutazione andrebbe fatta in relazione a quelli che sono gli importi eccedenti il reddito spendibile. Questa la logica che dovrebbe ispirare la rettifica anche in ragione del dettato letterale di quanto previsto dall’articolo 32 del dpr n. 600 del 1973. Ma non sempre è questa la logica che ispira gli uffici in sede di confezionamento di una rettifica basata sui dati di natura finanziaria. Dati che, come affermato dalla circolare, potranno anche servire come supporto alle rettifiche che si fondano sulla applicazione del redditometro. In prospettiva, peraltro, la componente legata alla valutazione dei dati di natura finanziaria dovrebbe ulteriormente ampliarsi in ragione del definitivo avvio dell’anagrafe dei conti. Residenza.

Sempre in tema di persone fisiche, la circolare afferma come particolare attenzione dovrà essere posta su quei soggetti che, ad esem pio, da tempo lavorano in Italia ma non hanno ancora acquisito la residenza nel nostro Paese. Il ragionamento muove, in primis, dalle modifiche che sono state apportate alla disciplina sul monitoraggio fiscale con la legge n. 97 del 2013. Se l’enunciazione di principio può senza dubbio avere un fondamento, va però osservato come questo approccio debba tenere conto, ad esempio, di quanto previsto in relazione alla attività lavorative nell’ambito delle convenzioni contro le doppie imposizioni alla luce del fatto che il concetto di maggior parte del periodo di imposta in relazione alla attività prestata può evidentemente non coincidere con l’acquisizione della residenza fiscale secondo quanto previsto dall’articolo 2 del Tuir. In ogni caso, la circolare rammenta le disposizioni che consentono di verificare i fittizi trasferimenti di residenza anche con la collaborazione dei comuni. Imprese e prezzi di trasferimento.

Per quanto concerne il reddito di impresa, sono molti i richiami contenuti nella circolare alla disciplina dei prezzi di trasferimento. Sono due gli aspetti che appaiono meritare una segnalazione. Il primo riguarda la disciplina legata all’effetto derivante dal possesso della documentazione attestante la determinazione dei prezzi di trasferimento in via preventiva come introdotta dal decreto legge n. 78 del 2010. Sul tema va ricordato come la predetta documentazione, laddove ritenuta attendibile comporta l’inapplicabilità delle sanzioni, fermo restando che, il possesso in questione non esime dai controlli così come ricordato dalla circolare dell’Agenzia delle en trate.

Nella sostanza, dunque, la rilevanza delle operazioni può essere comunque oggetto di controllo anche attraverso il riscontro della documentazione. Il secondo aspetto e più di merito in quanto, secondo l’agenzia delle entrate nei casi interessati dalla disciplina sul transfer pricing, si deve valutare la realtà economica delle operazioni. È questo un aspetto molto delicato soprattutto per quanto concerne le ipotesi delle prestazioni di servizi infra gruppo, alla luce del fatto che, nello specifico, la comparazione rispetto a soggetti terzi può non essere agevole oltre alla necessaria valutazione del grado di utilità dei servizi in questione che, in alcuni casi potrebbe non essere immediato ovvero facilmente percepibile.

fonte: Italiaoggi.it

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