Cassano: «Solo un ampio mix di misure può favorire il nuovo lavoro»

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La disoccupazione giovanile rappresenta l’emergenza delle emergenze innanzitutto in Italia. Che cosa è stato realizzato in questi anni dal governo per contrastare questo grave fenomeno? Quali i capisaldi della politica per il lavoro? 

«Sono consapevole del fatto che in Italia ancora non siano tante le opportunità offerte ai giovani, specie nel Mezzogiorno, dove la disoccupazione tuttora raggiunge livelli molto elevati, soprattutto tra le donne». E’ con questa consapevolezza che esordisce Massimo Cassano, sottosegretario al Lavoro sia nel governo Renzi sia nell’attuale guidato da Paolo Gentiloni. «Negli ultimi anni, però – incalza – e ancora oggi si è puntato comunque a invertire la rota, per esempio con l’introduzione di forti sgravi contributivi per le aziende che assumono; è stato avviato il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, che non contempla più le tutele dell`articolo 18 per i licenziamenti economici, ma un indennizzo “certo e crescente” con l`anzianità di servizio. Relativamente alle tipologie contrattuali, abbiamo deciso di eliminare i contratti di collaborazione a progetto. E’ stata prevista, ancora, la riduzione dell’Ires; sono stati disposti interventi a favore delle partite Iva e soprattutto, come dicevo, gli sgravi contributivi per le assunzioni stabili. E non è finita. Per quest’anno vi sono finanziamenti per chi assume a livello nazionale dal percorso Garanzia Giovani, dall’alternanza scuola-lavoro e attraverso il Patto per il Sud. E anche in generale, relativamente a Garanzia Giovani, i dati mi sembrano buoni .Prosegue, infatti, la crescita del numero dei giovani presi in carico e di quelli ai quali è stata offerta un’opportunità concreta. Così come va avanti anche l’attuazione di “Crescere imprenditori”, promossa dal Ministero e attuata da UnionCamere per supportare l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità e “Crescere in Digitale”, che offre l’opportunità di approfondire le proprie conoscenze digitali attraverso 50 ore di training online. Da sottolineare, infine, che le imprese che decideranno di assumere il giovane al termine del tirocinio potranno beneficiare di incentivi fino a 12.000 euro».

Proviamo a fare una prima valutazione sul Jobs Act proprio in relazione ai giovani.

«Il bilancio è sicuramente positivo, anche se la riforma è ancora in corso e i risultati concreti a mio avviso si potranno vedere solo tra alcuni mesi. Ed è proprio di questi giorni la notizia del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che annuncia che la fase sperimentale dell’assegno di ricollocazione – strumento messo a disposizione dal Jobs Act per i disoccupati alla ricerca di nuovo impiego –  parte con le prime trentamila lettere, che rappresentano il 10% del totale di quelle che verranno inviate a regime. I destinatari sono i lavoratori che percepiscono da almeno quattro mesi il Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego). A loro sarà destinato un bonus fino ad un massimo di 5000 euro per poter usufruire di “assistenza intensiva” alla ricollocazione in un centro per l’impiego oppure in un’agenzia per il lavoro accreditata. Inoltre, proprio nelle ultime settimane c’è stata l’approvazione, da parte della Camera, del disegno di legge – d’iniziativa governativa – sul lavoro autonomo non imprenditoriale e sull’articolazione flessibile nel lavoro subordinato (lavoro agile)Si tratta di un provvedimento rilevante perché per la prima volta viene tracciata una regolamentazione generale del lavoro autonomo, che riguarda tutto il popolo di partite Iva, liberi professionisti o con contratti esterni di collaborazione. Infine, i recenti dati Istat confermano che gli interventi di questi ultimi anni hanno determinato un miglioramento complessivo del mercato del lavoro. Prosegue, d’altra parte, la significativa riduzione del ricorso alla cassa integrazione, con un calo, registrato a gennaio, del 46,3% rispetto ad un anno prima, testimonianza che sono tornate al lavoro alcune centinaia di migliaia di persone. I contratti a tempo indeterminato continuano ad aumentare anche nel 2016. Se si somma il saldo positivo del 2016 a quello del 2015, si registra un incremento di oltre un milione  di contratti a tempo indeterminato, a conferma della crescita del lavoro stabile evidenziata anche dai dati dell’Istat. Importante anche il dato sui licenziamenti, il cui numero complessivo è inferiore rispetto agli anni passati, al punto che il tasso di rischio di licenziamento è passato dal 6,5% del 2014 del 2014 al 5,9% del 2016. La direzione imboccata è, perciò, quella giusta».

Sta per partire l’Anpal: quale ruolo possono avere le politiche attive in chiave anti-disoccupazione? 

«Com’è noto le politiche attive del lavoro prevedono non solo la tutela dei posti di lavoro, ma l’assistenza e l’accompagnamento del lavoratore da parte dello Stato. Questo importante compito è oggi assegnato, in gran parte, all’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Dell’assegno di ricollocazione, affidato all’Anpal, ho parlato prima. Aggiungo che è sempre l’Agenzia che gestisce in particolare il Programma operativo nazionale Sistemi di politiche attive per l’occupazione (Pon Spao) e promuove azioni di supporto alle riforme strutturali del Programma nazionale di riforma (Pnr) in tema di occupazione e mercato del lavoro. A livello più operativo, l’Anpal realizza il sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, per mettere a disposizione delle Regioni e quindi dei centri per l’impiego a livello locale, tutte le informazioni necessarie».

Quali altri provvedimenti dovrebbero essere messi in campo per fronteggiare l’emergenza giovani? 

«Ulteriori defiscalizzazioni per avviare attività imprenditoriali, rispetto a quelle già in essere, valorizzando il made in Italy, nel pieno rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale, sempre attenti all’utilizzo prevalente di materie prime offerte dal Bel Paese. In questi anni abbiamo introdotto una radicale modifica degli incentivi per l’autoimprenditorialità. Oggi si rivolge non solo ai giovani fino a 35 anni, ma anche alle donne indipendentemente dall’età; è applicabile non più nelle sole aree svantaggiate, ma in tutto il territorio nazionale;  non prevede l’erogazione di contributi a fondo perduto, ma solo la concessione di mutui agevolati a tasso zero, per investimenti fino a 1,5 milioni di euro (per singola impresa). Da ultimo, vi è lo strumento agevolativo definito in breve “Beni strumentali – Nuova Sabatini”, finalizzato a migliorare l’accesso al credito delle micro, piccole e medie imprese (Pmi) per l’acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature. La legge di bilancio 2017 ha previsto la proroga fino al 31 dicembre 2018 del termine per la concessione dei finanziamenti e il rifinanziamento della misura ammonta a complessivi 560 milioni di euro. In genere però diventa indispensabile un’accurata operazione di sburocratizzazione del sistema Paese».

Che cosa può fare anche l’Europa per contrastare questa tragedia generazionale? 

«Per contrastare la disoccupazione giovanile bisognerebbe far ripartire l’economia e porre fine dunque alla recessione degli ultimi anni: meno austerità, meno fisco e maggiori investimenti pubblici.
Inoltre, l’Europa deve intervenire maggiormente per l’attuazione delle politiche di sviluppo e coesione finanziate in Italia dai Fondi strutturali (Fse e Fesr)».

Come sono e come possono essere utilizzati i fondi europei per favorire la creazione di posti di lavoro nelle aree più svantaggiate? 

«Bisognerebbe prima di tutto rendere più agevole lo strumento di utilizzo dei Fondi europei, che a loro volta finanziano quelli operativi. Questi poi fanno riferimento a una strategia integrata stabilita a livello nazionale e puntano a raggiungere obiettivi fissati a livello comunitario: l’obiettivo Convergenza, per promuovere l’occupazione e la creazione di nuovi posti di lavoro nelle regioni in ritardo di sviluppo, e l’obiettivo Competitività regionale e occupazione, per favorire la dinamicità del tessuto economico. Sul Fondo di sviluppo e coesione, di recente, è stato emanato il Decreto Sud che ha previsto dal risanamento dell’Ilva alla conversione del credito di imposta per le aree del Mezzogiorno. Le risorse complessive del fondo di sviluppo e coesione e dei fondi strutturali europei ammontano a 124 miliardi, dei quali 82 a valere sul bilancio nazionale e 42 sul bilancio dell’Unione europea. L’obiettivo del governo è utilizzare pienamente queste risorse per ridurre il divario territoriale e rilanciare il Mezzogiorno, ma occorre che anche le Regioni facciano fino in fondo la propria parte».

Infrastrutture e grandi reti (anche immateriali) costituiscono il terreno privilegiato per politiche economiche che puntino sugli investimenti. Quali le priorità dal suo osservatorio?

«Sono 10 miliardi le risorse complessive previste nella legge del Bilancio 2017 per la valorizzazione di FS e ANAS, per il Piano per i porti e aeroporti. Inoltre, sul tema il governo si è attivato per sottoscrivere 16 Patti per il Sud: uno per ognuna delle 8 Regioni (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna), uno per ognuna delle 7 Città Metropolitane (Napoli, Bari, Reggio Calabria, Messina, Catania, Palermo, Cagliari), ai quali si aggiunge il Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) di Taranto. L’obiettivo è sempre quello di definire in ognuno gli interventi prioritari e trainanti, le azioni da intraprendere per attuarli e gli ostacoli da rimuovere, la tempistica, le reciproche responsabilità. Il 13 febbraio scorso, infine, c’è stato un incontro tra Confindustria, Cgil,Cisl e Uil, governo e istituzioni delle Regioni meridionali per stabilire una governance a più livelli, nazionale e territoriale e rendere gli interventi più efficienti e effiaci. Per le infrastrutture, è stato attivato anche un fondo al Mef con una  dotazione di 1,9 miliardi nel 2017, che saranno 3 miliardi dal 2020 in poi. Gli obiettivi specifici che si intendono perseguire con dette risorse sono migliorare la mobilità sostenibile, la sicurezza stradale, la riqualificazione e l’accessibilità delle stazioni ferroviarie e la riqualificazione urbana».

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Claudia Marin

A cura di : Claudia Marin

Giornalista professionista del Quotidiano nazionale (Resto delCarlino - Giorno - Nazione), segue i temi del lavoro, della previdenza e del sociale. Già Capo Ufficio Stampa del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Dirigente delle relazioni esterne dell'Inps.

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