Le assunzioni incentivate di Garanzia Giovani nel 2017 [E.Massi]

garanzia-giovaniCon un Decreto Direttoriale, già riportato sul sito del Ministero del Lavoro il 2 dicembre 2016 e, ora, pubblicato su quello dell’ANPAL, sono state rese note le condizioni per accedere, nel corso del 2017, alle agevolazioni connesse per le assunzioni attraverso il programma Garanzia Giovani che si avvale dei finanziamenti del Programma operativo Nazionale “Sistemi di Politiche Attive per l’Occupazione” (PON SPAO), sotto la regia dell’INPS che ha la completa gestione dell’incentivo (art.1).

Detto questo, si ritiene opportuno passare ad esaminare il provvedimento.

Con l’art. 2 il Decreto Direttoriale (a firma del Direttore Generale per le Politiche Attive e i Servizi per il Lavoro e la Formazione del Ministero del Lavoro, transitate dal 1° gennaio 2017 all’ANPAL) prevede, in favore dei datori di lavoro privati che, senza esservi tenuti, assumano giovani profilati in Garanzia Giovani, uno specifico incentivo i cui importi sono determinati dall’art. 4.

La norma si rivolge, come si è detto, a tutti i datori di lavoro privati, senza alcuna delimitazione geografica: dalla dizione ne consegue che la disposizione si applica anche ai datori che non sono imprenditori (studi professionali, associazioni, fondazioni, ecc.) ma anche alle aziende private a capitale pubblico. Tra i destinatari della norma vi sono anche (art. 3, comma 3) le società cooperative (sarebbe stato meglio se il Decreto avesse specificato che si tratta di cooperative di produzione e lavoro) che dopo il rapporto associativo sottoscrivono con i lavoratori un ulteriore contratto di lavoro subordinato (art. 1, comma 3, della legge n. 142/2001).

Il Decreto Direttoriale sottolinea un’altra caratteristica: i datori di lavoro non debbono essere obbligati ad effettuare quella assunzione. Ciò significa che vale “in toto” l’art. 31 del D.L.vo n. 150/2015, laddove, riprendendo concetti già espressi nel vecchio comma 12 dell’art. 4 della legge n. 92/2012 ora abrogato, si afferma che l’agevolazione non spetta nel caso in cui l’assunzione scaturisca da un obbligo di natura legale o contrattuale o dal rispetto di un diritto di precedenza (ad esempio, precedente rapporto a termine con diritto ritualmente esercitato ex art. 24 del D.L.vo n. 81/2015, licenziamento avvenuto nei sei mesi antecedenti, ecc.). Ovviamente è appena il caso di sottolineare che il beneficio non potrà essere riconosciuto anche nel caso in cui ricorrano le altre ipotesi previste (ad esempio, lavoratori in integrazione salariale straordinaria con la stessa qualifica del giovane assunto).

Ma chi sono i giovani destinatari?

Sono quelli di età compresa tra i 16 ed i 29 anni (che abbiano assolto, se minorenni, al diritto dovere all’istruzione e formazione) che non siano inseriti in un percorso di studio o formazione e che risultino essere disoccupati secondo la previsione contenuta nell’art. 19 del D.L.vo n. 150/2015 (cambiato nel comma 1 dal D.L.vo n. 185/2016). Se, al momento in cui il datore di lavoro prenota l’incentivo (di come sarà la procedura di ammissione ce se ne occuperà più avanti) il giovane non dovesse risultare essere già stato preso in carico dai servizi per l’impiego competenti, sarà il Dicastero del Lavoro ad interessare la Regione (o le Regioni in caso di offerta plurima) interessata. Trascorsi 15 giorni, se l’avvenuta presa in carico non si è verificata è lo stesso Ministero che procede dal centro sulla base delle informazioni scaturenti dall’autodichiarazione del lavoratore che potrà, su base campionaria, essere sottoposta a verifica da parte della Regione competente.

Per i giovani di età compresa tra i 25 ed i 29 anni l’incentivo può essere fruito allorquando, in aggiunta all’inserimento nel programma “Garanzia Giovani” sussista anche un’altra delle seguenti condizioni:

  • mancanza di un lavoro regolarmente retribuito da almeno sei mesi, secondo la dizione fornita dal D.M., sottoscritto dal Ministro Fornero, del 20 marzo 2013 il quale stabilisce che questo concetto sia applicabile a “coloro che negli ultimi sei mesi non hanno prestato attività lavorativa riconducibile ad un rapporto di lavoro subordinato della durata di almeno sei mesi ovvero a coloro che negli ultimi sei mesi hanno svolto attività lavorativa in forma autonoma o parasubordinata dalla quale derivi un reddito inferiore al reddito annuale minimo personale escluso da imposizione”;
  • mancanza di un diploma di scuola media superiore o professionale o mancanza “di un titolo di studio di istruzione secondaria superiore, rientrante nel livello terzo della classificazione internazionale sui livelli di istruzione”;
  • completamento della formazione a tempo pieno da non più di due anni e mancanza di un primo impiego regolarmente retribuito;
  • assunzione “in uno dei settori economici dove sussiste un tasso di disparità uomo – donna che supera almeno del 25%, la disparità media uomo – donna in tutti i settori economici italiani”, ovvero assunzione “in settori economici in cui si sia riscontrato il richiamato differenziale nella misura di almeno il 25%, come annualmente individuati dalla Rilevazione continua sulle forze di lavoro dell’ISTAT” e, come giovane, appartenga al genere sotto rappresentato.

Un brevissimo commento su queste condizioni: quelle riportate sub b), ma soprattutto, sub d) sembrano scoraggiare più che incentivare l’assunzione.

Ma, a quanto ammonta il beneficio, quanto dura e con quali contratti è attivabile?

L’agevolazione riguarda le assunzioni effettuate nel periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2017 e vale per dodici mesi: per la verità la durata (che il Decreto poteva anche dire espressamente) si ricava dal punto 7 dell’art. 4 laddove si afferma che l’incentivo va fruito, a pena di decadenza, entro il 28 febbraio 2019: chi dovesse assumere il 31 dicembre 2017 (ultimo giorno utile) ne usufruisce per dodici mesi e poi “conguaglia” entro la fine del mese di febbraio successivo.

L’art. 3 afferma che il beneficio viene riconosciuto per una delle seguenti tipologie contrattuali:

  • contratto a tempo indeterminato (anche a tempo parziale con l’agevolazione ridotta in proporzione), anche a scopo di somministrazione;
  • contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere (qui il Direttore Generale che ha scritto e firmato il Decreto ha usato la formula in uso con il D.L.vo n. 167/2011, abrogata da diciannove mesi per effetto del D.L.vo n. 81/2015 che ha tolto qualsiasi riferimento “al mestiere”). Ovviamente, va ricordato che l’apprendistato è un contratto a tempo indeterminato a contenuto formativo (art. 41, comma 1 del D.L.vo n. 81/2015) e che il D.D. esclude, non nominandoli, sia l’apprendistato per qualifica e diploma professionale (art. 43) che l’apprendistato di alta formazione e ricerca (art. 45);
  • contratto a tempo determinato (il beneficio viene rapportato alla durata ma anche all’eventuale orario ridotto), anche per somministrazione, in cui la durata iniziale sia pari o superiore a sei mesi.

Il comma 4 del D.D. afferma che l’agevolazione è esclusa sia in caso di assunzione con contratto di lavoro domestico (e la cosa ben si comprende attesa la peculiarità del rapporto che si svolge nell’ambito familiare) e con contratto accessorio.

Su quest’ultimo punto c’è da sobbalzare (non per l’esclusione che appare ovvia) ma perché il Decreto Direttoriale lo definisce un contratto quando, invece, lo stesso consiste in prestazioni meramente occasionali con “nessun aggancio contrattuale” (né economico, né normativo, né alcuna forma scritta) che, presso lo stesso committente, può durare, al massimo, 266 ore all’anno (considerando che il valore del voucher è di 10 euro l’ora e quello lordo è di circa 2.660 euro). Ma come si fa, quindi, soltanto a pensarci? Con successivo D.D. del 19 dicembre 2016 è stato aggiunto tra i contratti non integrabili il lavoro intermittente (in un primo momento “dimenticato”), cosa giusta, atteso che la prestazione lavorativa dipende unicamente dalla “chiamata” del datore (del resto, l’INPS, lo aveva già escluso dall’esonero biennale e triennale).

Ma, a quanto ammonta, il beneficio?

L’art. 4 stabilisce che:

  • in caso di assunzione a tempo pieno ed indeterminato, anche in somministrazione (a tempo parziale è in proporzione) sulla contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi INAIL) il valore economico è fissato nel limite di 8.060 euro annui;
  • gli stessi valori (8.060 euro) riguardano la quota a carico del datore di lavoro in caso di assunzione con contratto di apprendistato professionalizzante;
  • in caso di assunzione a tempo determinato, anche in somministrazione, la cui durata iniziale sia pari o superiore a sei mesi, l’agevolazione della contribuzione a carico del datore, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, viene riconosciuta nel limite massimo di 4.030 euro.

L’incentivo, recita il D.D., è riconosciuto nei limiti dell’intensità massima di aiuto previsti dall’art. 32 del Regolamento UE n. 651/2014.

Sarà, senz’altro l’INPS che ha la “regia” dell’incentivo (come, del resto, di quello destinato alle Regioni del Centro Sud svantaggiate che presenta forti assonanze) a chiarire i “passaggi oscuri” del provvedimento: ad esempio, se l’agevolazione di 8.060 euro è per dodici mesi, occorrerà dire quale sarà la contribuzione nell’apprendistato professionalizzante relativa ai successivi anni di formazione. Ad avviso di chi scrive, il datore di lavoro usufruirà della contribuzione ordinaria prevista dalla norma per gli anni successivi al primo (10% per le aziende dimensionate oltre le nove unità, 3% e, poi, 10% dal terzo per quelle più piccole – art. 1, comma 773, della legge n. 296/2006 -), atteso che, come affermato dal Ministero del Lavoro con la circolare n. 5/2008 per l’apprendistato non si può parlare di una “sotto contribuzione” ma di una aliquota contributiva propria finalizzata a favorire l’occupazione giovanile.

Per quel che concerne l’ambito di applicazione dell’esonero di 8.060 euro il Decreto Direttoriale adopera le stesse parole utilizzate dal Legislatore nelle leggi n. 190/2014 e n. 208/2015 per l’esonero triennale e per quello biennale. Ciò dovrebbe portare l’INPS a ripetere quanto già affermato in precedenza come, ad esempio, nella circolare n. 57/2016, per cui il beneficio oltre che per i premi ed i contributi dovuti all’INAIL non trova applicazione per:

  • il contributo, se dovuto, al “fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto ex art. 2112 c.c.”, previsto dall’art. 1, comma 755 della legge n. 296/2006, per effetto di quanto affermato al successivo comma 756;
  • il contributo, ove dovuto, ai fondi bilaterali, alternativi e di solidarietà previsti dal D.L.vo n. 148/2015, per effetto della esclusione prevista dal successivo art. 33, comma 4;
  • il contributo per la garanzia sul finanziamento del Qu.I.R. previsto dall’art. 1, comma 29, della legge n. 190/2014;
  • il contributo previsto dall’art. 25, comma 4, della legge n. 845/1978, pari allo 0,30% sulla retribuzione imponibile destinato, per i datori di lavoro che vi aderiscono, al finanziamento dei fondi interprofessionali ex art. 118 della legge n. 388/2000;
  • il contributo di solidarietà sui versamenti destinati alla previdenza complementare e/o ai fondi di assistenza sanitaria ex lege n. 166/1991;
  • il contributo di solidarietà per i lavoratori dello spettacolo ex art. 1, commi da 8 a 14, del D.L.vo n. 182/1997;
  • il contributo di solidarietà per gli sportivi professionisti ex art. 1, commi 3 e 4, del D.L.vo n. 166/1997.

Ma quali sono i limiti per la fruizione del beneficio?

La risposta ce l’abbiamo agli articoli 5 e 6 laddove si afferma che, in via generale, va rispettato il limite del “de minimis” ma che tale sbarramento può essere superato qualora l’assunzione sia incrementale rispetto alla media dei dipendenti in forza negli ultimi dodici mesi. L’incremento non è richiesto nei casi in cui l’assunzione vada a coprire posti precedentemente occupati da lavoratori che si sono dimessi (ovviamente, nel rispetto della procedura telematica prevista dall’art. 26 del D.L.vo n. 151/2015), da portatori di handicap, da pensionati per raggiunti limiti di età (qui va chiarito se vi rientrano anche coloro che usufruiscono dell’APE o della RITA), da  lavoratori che, volontariamente, hanno trasformato il proprio rapporto da tempo pieno a tempo parziale (ovviamente, quantomeno per la quota oraria di riduzione), da lavoratori licenziati per giusta causa con chiara esclusione dei posti “liberi” a seguito di licenziamento collettivo per riduzione di personale. Il D.D. nulla dice per i licenziamenti dovuti a motivi disciplinari che, talvolta, si verificano per ovviare a “dimissioni” non presentate nell’unica maniera “canonica” che è quella individuata dal D.M. attuativo dell’art. 26 del D.L.vo n. 151/2015.

Ma, quale è la normativa sul “de minimis”?

Il Regolamento CE n. 1998/2006 della Commissione del 15 dicembre 2006 riguardante l’applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato ha introdotto alcune deroghe concernenti sovvenzioni considerate di “importo minimo”, ritenendo che le stesse possano non essere considerate come “aiuti di Stato”. In via generale, non sono tali se non superano in un arco triennale rappresentato da tre esercizi finanziari, la somma complessiva di 200.000 euro che nel settore del trasporto su strada scende a 100.000, in quello della pesca a 30.000 e nell’ambito della produzione di prodotti agricoli a 7.500. Ai fini del “de minimis” la nozione di impresa è diversa da quella generalmente adottata: infatti, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, essa ricomprende ogni entità che esercita un’attività di tipo diverso. C’è, in ogni caso, da ricordare come il 18 dicembre 2013 sia stato approvato il Regolamento CE n. 1407/2013 che, sempre con riferimento, al “de minimis” individua alcuni criteri che, pur in presenza di una pluralità di aziende, riportano le stesse sotto il concetto di “impresa unica” ai fini dei limiti economici sopra evidenziati. Le ipotesi sono le seguenti:

  • quando un’impresa possiede la maggioranza dei diritti di voto degli azionisti o dei soci di altra impresa;
  • quando un’impresa ha il diritto di nominare e revocare la maggioranza dei componenti del consiglio di amministrazione, degli organi di direzione e di sorveglianza di altra azienda;
  • quando un’impresa esercita una influenza dominante verso un’altra azienda;
  • quando un’impresa azionista o socia di altra impresa controlla da sola, con accordi sottoscritti, la maggioranza dei diritti di voto.

Il Regolamento CE n. 1407/2013 regolamenta il “de minimis” a partire dal 1° gennaio 2014: sostanzialmente, si pone in linea con il precedente n. 1998/2006, con alcune innovazioni formali (otto articoli invece di sei con espressioni che sembrano più semplificate) il cui fine è quello di fornire un’interpretazione chiara a norme che in passato avevano dato adito a qualche perplessità), ma anche sostanziali. È il caso dell’art. 1, par. 2, dove si stabilisce che nell’ipotesi in cui un’impresa svolga sia attività rientranti nel campo di applicazione del Regolamento che in settori esclusi, la regola del “de minimis” trova applicazione soltanto relativamente alle attività ammesse, a condizione che lo Stato membro garantisca che le attività esercitate nei settori esclusi non beneficino degli aiuti “de minimis” concessi.

Per completezza di informazione si ricorda che anche nel nuovo Regolamento sono elencati i settori esclusi che sono gli stessi compresi nel vecchio Regolamento:

  • imprese operanti nel settore della pesca e dell’acquacoltura;
  • imprese della produzione primaria di prodotti agricoli;
  • imprese operanti nel settore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, limitatamente ad alcune fattispecie;
  • imprese che usufruiscono di aiuti per attività connesse all’esportazione verso paesi terzi o Stati membri o direttamente collegati a quantitativi esportati;
  • imprese che fruiscono di aiuti subordinati all’impiego di prodotti nazionali rispetto a quelli di importazione.

Tornando al contenuto del Decreto Direttoriale si passa ad esaminare l’art. 7 il quale afferma che l’agevolazione non è cumulabile con altri incentivi all’assunzione di natura economica o contributiva come, ad esempio, il “bonus” per le assunzioni nelle Regioni svantaggiate del Centro Sud, disciplinato da un altro Decreto Direttoriale con contenuti, pressoché simili. Quanto appena affermato dall’art. 7 non incide sulla possibilità che in presenza di assunzioni a tempo indeterminato (anche l’apprendistato è una tipologia contrattuale a tempo indeterminato) il datore di lavoro “defalchi” il costo del personale dalla base economica per il calcolo dell’IRAP.

Ma, quale è la procedura per poter “godere” dell’incentivo?

I passaggi sono tutti descritti negli articoli 8 e 9 e ricalcano, per grandi aspetti (ma qui, occorrerà attendere le determinazioni dell’INPS) quelli previsti a seguito dell’emanazione del D.L. n. 76/2013 per il “bonus” (poco fortunato) di 650 euro mensili per diciotto mesi per ogni giovane assunto a tempo indeterminato.

Questa è la “scaletta” prevista:

  • i datori di lavoro interessati debbono presentare una istanza preliminare di ammissione al beneficio, direttamente all’INPS e soltanto in via telematica, con i dati relativi all’assunzione effettuata o da effettuare, seguendo le modalità che saranno indicate dall’Istituto;
  • l’INPS determina l’importo del beneficio spettante sia in relazione alla durata che alla retribuzione desunta dal contratto sottoscritto, verifica, la registrazione del lavoratore nel programma Garanzia Giovani, accerta la disponibilità delle risorse e comunica il buon esito della pratica con l’importo dell’agevolazione;
  • nei sette giorni successivi alla ricezione della comunicazione di avvenuta prenotazione da parte dell’INPS, i datori di lavoro interessati, se non lo hanno già fatto, debbono procedere alle assunzioni;
  • nei dieci giorni successivi alla ricezione della avvenuta prenotazione, i datori, a pena di decadenza, debbono comunicare l’avvenuta assunzione chiedendo la conferma della prenotazione;
  • l’erogazione del beneficio avviene attraverso il sistema del conguaglio.

L’INPS autorizza le agevolazioni nei limiti delle risorse disponibili (200 milioni di euro da valere su tutto il territorio nazionale, con esclusione della Provincia di Bolzano) sulla base della valutazione ex ante del costo legato ad ogni assunzione agevolata. L’iter prevede che l’incentivo venga autorizzato seguendo, pedissequamente, la cronologia dell’istanza preliminare: per le assunzioni effettuate prima che sia reso disponibile il modulo telematico dell’istanza preliminare, il beneficio viene autorizzato secondo l’ordine cronologico di decorrenza dell’assunzione.

 

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Eufranio Massi

A cura di : Eufranio Massi

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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15 thoughts on “Le assunzioni incentivate di Garanzia Giovani nel 2017 [E.Massi]

  1. ANDREA TURCO

    Avrei un dubbio: quando scrive “Per i giovani di età compresa tra i 25 ed i 29 anni l’incentivo può essere fruito allorquando, in aggiunta all’inserimento nel programma “Garanzia Giovani” sussista anche un’altra delle seguenti condizioni…”, intende dire che i giovani tra i 25 e 29 anni devono possedere uno dei requisiti di seguito specificati?

    Perchè dalla lettura del decreto mi sembra che i giovani tra i 25 e 29 anni possono usufruire del bonus come tutti gli altri, e i requisiti riportati nell’articolo mi sembrano si riferiscano alla fruizine dell’incentivo OLTRE il de minimis.

    Può aiutarmi a capire il punto in questione?

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Il D. D. all’art. 6. ai fini della fruizione dell’agevolazione oltre il de minimis richiede per i giovani di età compresa tra i 25 ed i 29 anni oltre al requisito dell’incremento occupazionale netto anche quello della sussistenza di una delle quattro condizioni postulate al punto 6.

      • ANDREA TURCO

        La ringrazio per la risposta. Quindi se non si supera il limite de minimis, anche per i giovani con età compresa tra 25 e 29 anni basta la sola iscrizione al programma Garanzia Giovani?

      • pierpaolo sante

        egrgio dottore, a mio avviso, quanto disposto all’art 6 del D.D. comma 6, a differenza di quanto intuisco nei Suoi articoli e nella circolare di DPL, dove Lei suddivideva i requisiti dei giovani nelle due fasce di età 16-24 e 25-29 con le limitazioni di cui all’art 6, è viceversa, condizione solo nel caso si vada OLTRE i limiti del de minimis, o sbaglio?

        cordiali salut

  2. Mario Riga

    Buongiorno. Vorrei un chiarimento relativo al decreto emesso dall’ANPAL IL 18 GENNAIO 2017: significa che per assunzioni di giovani in GG effettuate entro il 31 gennaio varranno ancora i bonus precedenti per fasce, cioè nel caso di apprendistato (in quanto tempo indeterminato) da un minimo di 1500 euro ad un max di 6000? Ciò sarebbe nettamente più conveniente che nel nuovo regime – che ha validità peraltro per le assunzioni “dal 1 gennaio 2017” – che nel caso di apprendisti consentirebbe un risparmio solo di alcune centinaia di euro (meno, nel caso di aziende sotto i 9 dipendenti) . E’ meglio muoversi, allora? Grazie

  3. angela rossi

    Buongiorno, grazie per l’articolo molto interessante e preciso. Le chiedo: nel caso di assunzione di un apprendista di 2 livello quindi l’incentivo si realizza tramite una esenzione totale dei contributi, ben lontana però dall’esaurire la disponibilità dei 8060 euro, visto che l’incentivo è abbinato al singolo lavoratore, mentre il bonus occupazionale precedente garantiva come minimo 1500 euro fino al massimo di 6000 euro tout court, da “spartirsi” con quanto dovuto per gli altri dipendenti. Se è così, Garanzia Giovani perderebbe una buona parte del suo “appeal”, soprattutto per le aziende piccole, stando che è molto improbabile che assumano a tempo indeterminato “ordinario” un giovane inesperto, incentivato o no, e quel numero di 8060 euro sembrerebbe allora più un miraggio che una possibilità concreta (se abbinata al singolo che retribuzione dovrebbero mai dare le aziende per meritarselo?) . Certo che anche poco è meglio di niente…Ma forse ho interpretato in modo non corretto la legge. Grazie per la chiarezza e la competenza.

  4. fabio

    Buonasera Dottor Massi, leggendo il suo articolo mi è sorto un dubbio interpretativo: ai fini della fruizione del beneficio è necessario che le ulteriori condizioni di cui all’art. 6 commi 2 e 6 del decreto, debbano essere rispettate solo nel caso di superamento del regime de minimis, oppure sono richieste ab origine per tutte le assunzioni che rientrano nel piano Garanzia Giovani, indipendentemente dal superamento del regime de minimis? Grazie

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Caro Fabio,
      per un refuso, come ho già spiegato ad un altro lettore, è saltato, per un refuso, nel testo l’inciso “oltre il de minimis”: quindi l’ulteriore requisito per gli over 25 scatta nel caso che si vada oltre la soglia del de minimis

  5. Mario Riga

    grazie per la risposta e per il suggerimento: oggi ho chiamato ANPAL, che mi ha confermato quanto da me supposto circa la possibilità di fruire del vecchio bonus per assunzioni fino al 31.01. Piuttosto, a proposito del post della lettrice Rossi, Lei conferma quanto da ella indicato, cioè che l’incentivo andrà riferito solo ai contributi da versarsi per il singolo dipendente assunto e quindi sarà utilizzabile solo nella quantità corrispondente al massimale di contribuzione specifico? Altro che 8060…..!!!

  6. angela rossi

    Buongiorno, vorrei sapere se la conversione successiva di un contratto a termine (per il quale si chiede l’incentivo) in uno a tempo indeterminato porta qualche incentivo aggiuntivo. Grazie

  7. Cinzia

    Buongiorno Dottor Massi,
    secondo lei l’iscrizione del giovane a Garanzia Giovani, può essere successiva all’assunzione, ma ovviamente precedente all’istanza Inps?
    Grazie Saluti

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