Consulta: illegittimo il prelievo dalle Casse di previdenza dei professionisti

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Casse-di-previdenzaLa Corte Costituzionale, con sentenza n. 7 depositata l’11 gennaio 2017, ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art. 8, comma 3, decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (introdotta dall’ex Governo Monti), convertito con modificazioni dall’art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135, nella parte in cui prevede che le somme derivanti dalle riduzioni di spesa siano versate annualmente dalla Cassa di previdenza ed assistenza per i dottori commercialisti ad apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato.

I giudici hanno stabilito che la scelta di privilegiare, attraverso il prelievo, esigenze del bilancio statale rispetto alla garanzia, per gli iscritti alle Casse, non è conforme né al canone della ragionevolezza, né alla tutela dei diritti degli iscritti alla Cassa, garantita dall’art. 38 della Costituzione.

In particolare, la sentenza evidenzia l’illegittimità nell’obbligare le Casse di previdenza dei professionisti a versare allo Stato i risparmi (pari al 15%) ricavati dal taglio dei consumi interni, in applicazione delle norme sulla spending review.

Per la Consulta, lo Stato, dopo aver scelto di garantire agli iscritti agli ordini un futuro previdenziale tramite Enti di diritto privato, deve preservare tale impegno, non intaccandone con interventi normativi l’autosufficienza finanziaria. La spending review costava ogni anno alla Cassa dei Consulenti del Lavoro circa 500 mila euro e circa 10,5 milioni di euro a tutto il comparto degli enti. Fondi che in futuro potranno essere destinati, come richiesto più volte dalle gestioni previdenziali, alle prestazioni.

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