Le opportunità occupazionali dopo l’ alternanza scuola-lavoro [E.Massi]

alternanza-scuola-lavoroCon il comma 308 dell’art. 1 della legge di Bilancio 2017 in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il Legislatore cerca di promuovere l’occupazione stabile di chi, nei sei mesi successivi alla acquisizione del titolo di studio, ha svolto presso il medesimo datore di lavoro richiedente attività di alternanza scuola-lavoro pari almeno al 30% delle ore previste in una delle varie ipotesi che, lo stesso Legislatore ha ipotizzato in più provvedimenti normativi.

Essi sono ben individuati e costituiscono una sorta di “conditio sine qua non”: si tratta dell’art. 1, comma 33, della legge n. 107/2015 (400 ore nel secondo biennio degli Istituti tecnico professionali, 200 ore nel triennio dei licei), del Capo III del decreto legislativo n. 226/2005 (percorsi di istruzione e formazione professionale), del Capo II del DPCM 25 gennaio 2008 (art. 7 che disciplina gli standard di percorso) o delle attività di alternanza prevista per i percorsi dagli ordinamenti universitari.

Vediamo, nel concreto di cosa si tratta.

La disposizione si rivolge a tutti i datori di lavoro privati che, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 ed il 31 dicembre 2018, effettueranno nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato, anche in apprendistato, con l’esclusione dei contratti di lavoro domestico e di quelli relativi agli operai del settore agricolo.

L’ampia dizione fa sì che, da un punto di vista teorico, ci possano rientrare anche i datori che non sono imprenditori o che, imprese private, abbiano una partecipazione di capitale pubblico.

Per quel che riguarda le tipologie contrattuali degne di essere agevolate si citano il contratto a tempo indeterminato e l’apprendistato (che, peraltro, è un contratto della stessa natura a contenuto formativo): non si parla tra le esclusioni, ove per la peculiarità dei rapporti e della configurazione speciale sono compresi il lavoro domestico e quello degli operai agricoli (ma non degli impiegati), del lavoro intermittente a tempo indeterminato. Ad avviso di chi scrive, quest’ultima tipologia, seppur non citata, non ha i requisiti richiesti dalla norma che vuole “promuovere forme di occupazione stabile” e, francamente, tutto si può dire di tale tipologia, meno che abbia tali caratteristiche, in quanto l’attività lavorativa dipende soltanto dalla “chiamata” del datore.

Ma quale è l’agevolazione prevista dal Legislatore?

Ci si trova di fronte all’esonero del versamento dei complessivi contributi previdenziali (cosa che comprende anche quelli c.d. “minori”, in perfetta analogia con quanto affermato dall’INPS con la circolare n.59/2016 relativa all’esonero biennale), con esclusione dei premi INAIL, nel limite massimo di 3.250 euro all’anno per tre anni. A differenza di ciò che era accaduto con l’esonero triennale e di quello biennale previsto, rispettivamente, dalle leggi n. 190/2014 e n. 208/2015, l’agevolazione è a domanda: ciò significa che, presumibilmente, sarà necessario, per i datori di lavoro interessati, presentare una istanza di prenotazione all’INPS, attendere che sia dichiarata la disponibilità dei fondi e, poi, procedere alla stipula del contratto ed alla comunicazione successiva all’INPS che “sblocca” i fondi prenotati. In un certo senso, (la cosa appare anche da una prima lettura dell’articolato), si potrebbe prefigurare una situazione amministrativa ed autorizzatoria del tutto analoga a quella sperimentata per le assunzioni ex D.L. n. 76/2013: qui, in ogni caso, occorrerà attendere i chiarimenti dell’INPS.

Il Legislatore parla di 3.250 euro all’anno per tre anni che valgono sia per i contratti a tempo indeterminato che per l’apprendistato, tipologia che presenta una propria disciplina contributiva che, a stretto rigore letterale, anche seguendo le interpretazioni ministeriali risalenti alle circolari del 2008, non è una agevolazione (1,5% al primo anno, 3% al secondo anno e 10% dal terzo anno in poi per le aziende dimensionate fino a nove dipendenti, 10% per quelle maggiori): a parere di chi scrive, andrà chiarito se l’esonero contributivo potrà essere riconosciuto oltre certi limiti, in presenza di una contribuzione che è inferiore rispetto a quella “normale”.

Il medesimo esonero contributivo per le assunzioni effettuate tra il 1° gennaio 2017 ed il 31 dicembre 2018 si applica anche ai datori di lavoro che assumeranno a tempo indeterminato (qui il Legislatore non cita espressamente anche il contratto di apprendistato e la ragione si comprende continuando a leggere la norma) entro i sei mesi successivi all’acquisizione del titolo di studio, giovani che hanno svolto, presso gli stessi imprenditori, periodi di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale (art. 43 del decreto legislativo n. 81/2015), il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato di alta formazione (art. 45 del decreto legislativo n. 81/2015).

Anche in questo caso la procedura di assegnazione del “bonus” appare del tutto identica alla ipotesi sopra descritta: in tale quadro operativo un ruolo preminente è riconosciuto all’INPS che deve monitorare sia l’applicazione corretta della norma che le minori entrate contributive, inviando relazioni mensili al Ministero del Lavoro ed a quello dell’Economia.

Il comma 309 quantifica il beneficio contributivo, negli importi massimi, fino all’anno 2022 (sono, complessivamente, 274,1 milioni di euro): ed è la stessa norma che offre la possibilità all’Istituto di non prendere in considerazione le istanze pervenute (qui, l’ordine cronologico derivante dalle istanze telematiche sarà particolarmente importante) qualora, anche in via prospettica, emerga “carenza di fondi”.

L’Esecutivo (comma 310) si riserva di verificare i risultati del beneficio ai fini di una eventuale prosecuzione: il tutto entro il 31 dicembre 2018.

Due parole di commento si rendono necessarie: con tale provvedimento il Legislatore intende valorizzare l’alternanza scuola-lavoro (la cui mancanza è uno degli elementi che, finora, hanno influito negativamente sull’ingresso dei giovani nel mondo produttivo) ma anche quelle esperienze di apprendistato (pur se di breve periodo) che, nel nostro ordinamento, non sono state, finora, valorizzate (ci si riferisce alle ipotesi disciplinate negli articoli 43 e 45 del decreto legislativo n. 81/2015). Il futuro ci dirà se tali disposizioni incontreranno il favore dei datori di lavoro (che prima dovrebbero, nella maggior parte dei casi, essere stati coinvolti in percorsi di alternanza): ovviamente, una parte importante sarà rappresentata dalle modalità di fruizione dell’esonero rispetto alle quali decisiva sarà l’impostazione amministrativa che seguirà l’INPS.

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Eufranio Massi

A cura di : Eufranio Massi

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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