Ho problemi se passo da una collaborazione con partita IVA, ad una nella forma co.co.co.?

news-06

La soluzione ottimale sarebbe l’assunzione con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato (entro il 31 dicembre vige l’esonero contributivo biennale).

Le alternative possono creare criticità, soprattutto nei rapporti con gli organi di vigilanza.

Infatti, sia la consulenza autonoma (partita IVA) che la collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) poco si accostano all’attività che il soggetto deve svolgere all’interno della vostra azienda, in quanto manca quell’autonomia gestionale e organizzativa che sono proprie di un lavoratore autonomo.

Inoltre, un eventuale intervento ispettivo porrebbe sotto la lente d’ingrandimento queste caratteristiche che evidenziano la non genuinità della collaborazione:

  • assoggettamento al potere organizzativo, direttivo e disciplinare dell’imprenditore
  • inserimento stabile all’interno di un processo produttivo e dell’organizzazione aziendale
  • compenso/retribuzione fisso mensile
  • orario di lavoro fisso e continuativo

PrintFriendlyPrintEmailWhatsAppOutlook.comGoogle GmailYahoo Mail
Roberto Camera

A cura di : Roberto Camera

Funzionario dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro e relatore in convegni sulla gestione del personale. Ha creato, ed attualmente cura, il sito internet http://www.dottrinalavoro.it in materia di lavoro. (*Le considerazioni sono frutto esclusivo del pensiero dell’autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza)

Potrebbero interessarti anche:

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top

Resta aggiornato !
Iscriviti alla NEWSLETTER #jol

Il servizio è gratuito e prevede l’invio di:

Si prega di attendere ...

Terms (+)  |  Privacy (+) | Contatti (+)