Caporalato: pene più severe nel nuovo disegno di legge

Caporalato: pene più severe nel nuovo disegno di legge
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caporalatoDopo l’approvazione al Senato dello scorso agosto (con 190 voti favorevoli, nessun contrario e 32 astenuti), la Camera ha iniziato la discussione del disegno di legge contro il caporalato. Un fenomeno che coinvolge, secondo stime sindacali e di associazioni di volontariato, circa 400.000 lavoratori, sia italiani che stranieri ed è diffuso in tutte le aree del Paese dal sud al nord, in settori dell’agricoltura molto diversi.

Il provvedimento riscrive la norma precedente indicando un inasprimento delle pene soprattutto per quanto riguarda la responsabilità del datore di lavoro: attraverso la modifica dell’articolo 603-bis del Codice penale relativo all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, si prevede la reclusione da uno a sei anni (più una multa da 500 a mille euro per ciascun lavoratore), reclusione che sale da cinque a otto anni in caso di minacce o violenze (parimenti la multa sale da mille a duemila euro per lavoratore). Inoltre, si stabiliscono ulteriori aggravanti se il numero dei lavoratori sfruttati è superiore a tre o se vengono reclutati minori.

Con l’intervento normativo si stabiliscono nuovi strumenti penali come la confisca dei beni come avviene con le organizzazioni criminali mafiose, l’arresto in flagranza, l’estensione della responsabilità degli enti. In Senato è stato introdotto l’allargamento del reato anche attraverso l’eliminazione della violenza come elemento necessario e che rendeva più complessa l’applicazione effettiva della norma.

Le finalità del Fondo antitratta saranno estese anche alle vittime del delitto di caporalato. è stata riscontrata sempre più spesso, infatti, un’analogia tra le situazioni che coinvolgono le vittime del caporalato a quelle che coinvolgono le vittime della tratta; non a caso le stesse persone sfruttate nei lavori agricoli sono reclutate proprio u usando i mezzi illeciti tipici della tratta di esseri umani.

Il disegno di legge, infine, rafforza la “Rete del lavoro agricolo di qualità”, creata da Campolibero nel settembre 2015, articolandola in sezioni territoriali e allargandola a enti locali, centri per l’impiego e parti sociali.

Per il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, la legge è “cruciale per sradicare una piaga inaccettabile, come la mafia. L’impegno per l’approvazione della legge contro il caporalato è una battaglia che non è solo di civiltà, ma di giustizia che rafforza gli strumenti di contrasto civili e penali, colpendo i patrimoni con la confisca e rendendo più forte la rete del lavoro agricolo di qualità”.

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