Apprendistato : formarsi lavorando

image_pdfimage_print

apprendistato

Caratterizzato da un rapporto di lavoro subordinato a “causa mista”, collocandosi tra i più efficaci modelli di apprendimento in assetto lavorativo, il contratto di apprendistato si configura oggi come uno dei canali preferenziali di ingresso e di permanenza nel mercato del lavoro. Esiste da anni nel nostro ordinamento, ma solo dopo l’entrata in vigore del Testo Unico dell’apprendistato (D.L.vo. n. 167/2011), le semplificazioni della normativa che ne sono conseguite e l’adeguamento delle disposizioni regionali e dei CCNL alla nuova norma, ha finalmente preso quota. I vantaggi per i giovani assunti con una delle tre tipologie:

  1. Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale o di I livello – range età 15-25 anni: chi ha abbandonato la scuola per lavorare, può continuare a farlo senza perdere l’opportunità di assolvere all’obbligo scolastico.
  2. Apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere o di II livello – range età 18-29 anni: l’apprendista impara un mestiere o consegue una qualifica professionale.
  3. Apprendistato di alta formazione e ricerca o di III livello – range età 18-29 anni: il giovane può conseguire un diploma di istruzione secondaria superiore e titoli di studio universitari e dell’alta formazione, compresi i dottorati di ricerca.

L’azienda dal suo canto, può avvalersi di risorse ad un costo del lavoro ridotto e beneficiare di un regime contributivo agevolato. Non solo! Investire sui giovani stipulando un contratto di apprendistato favorisce il raggiungimento degli obiettivi del piano Garanzia Giovani usufruendo delle agevolazioni previste dal programma. Unica condizione: erogare formazione specifica all’apprendista e certificarla!

L’impresa può scegliere come gestire la formazione dell’apprendista:

  • può svolgerla internamente e quindi gestirla direttamente, dichiarando il possesso della cosiddetta “capacità formativa”;
  • può preferire l’outsourcing, delegando strutture formative, meglio se accreditate dalla Regione di appartenenza;
  • può optare per la formazione integrata, curando direttamente una fetta della formazione prevista dal PFI, ed esternalizzando l’erogazione della formazione residuale.
  • In quest’ultima ipotesi assume un ruolo chiave la figura del Tutor Aziendale, che dovrà favorire e garantire il raccordo tra formazione esterna e formazione interna all’azienda.

E’ consigliabile comunque affidarsi a professionisti dell’apprendimento che garantiscono la puntuale combinazione di efficaci metodologie formative con la meticolosa gestione del processo organizzativo   ( apprendistato@charismahr.it )

Se invece opta per l’apprendistato professionalizzante in Staff Leasing, oltre ai già noti vantaggi che derivano dal ricorso alla somministrazione, l’erogazione della formazione aziendale diventa un’incombenza in meno. Il datore di lavoro, infatti, non dovrà distogliere il personale interno dalle attività di core business e non dovrà porsi il problema di individuare spazi dedicati e attrezzati allo scopo. Senza trascurare poi il lato farraginoso dell’intero processo di assunzione. Una vera e propria giungla in cui l’HR interno dovrebbe addentrarsi, imbattendosi in prima istanza nella frammentata definizione dei profili professionali, delle qualifiche, delle offerte formative di cui dispone ciascuna regione, per poi procedere alla consultazione della normativa regionale stessa, del CCNL di settore e delle più recenti circolari emesse. Il tutto per sincerarsi che dietro le procedure espletate non si nascondano le insidie del sanzionabile!!!

Oggi la riforma dell’apprendistato, introdotta nel Jobs Act, conferisce un nuovo slancio all’utilizzo di questo strumento, facendoci prefigurare ulteriori semplificazioni. La “Svolta Buona” è alle porte, presto ne misureremo i benefici .

Link utili

Sull' autore

Potrebbe interessarti anche

0 Commenti

Non ci sono commenti al momento!

Puoi essere il primo a commentare questo post!

Lascia un commento