Cassazione su: licenziamento per insulti al superiore gerarchico / simulazione nel contratto di assunzione è reato di estorsione

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cassazione* licenziamento per insulti al superiore gerarchico

Con sentenza n. 9635 dell’11 maggio 2016, la Cassazione ha affermato che l’insulto al superiore gerarchico giustifica il licenziamento pur se la previsione del CCNL preveda il recesso soltanto per comportamento aggressivo con contenuti fisici.
La giusta causa di licenziamento, affermano i giudici della Suprema Corte, è una nozione legale che non può essere alterata da un atto di natura privatistica come il CCNL. Essa consiste in un grave inadempimento del lavoratore contrario ai principi di etica e di buon comportamento.

* simulazione nel contratto di assunzione è reato di estorsione

Con sentenza n. 18727 del 5 maggio 2016, la Corte di Cassazione penale ha affermato che commette il reato di estorsione il datore di lavoro che fa sottoscrivere un contratto ad orario parziale (con una utilizzazione continua dei lavoratori con orario superiore), con minacce in caso di rifiuto, con la costrizione a firmare dimissioni in bianco ed a dichiarare il falso a fronte di una visita ispettiva.
Nel caso di specie, assume la Suprema Corte, il potere di autodeterminazione della vittima è fortemente limitato ed il comportamento del datore di lavoro deve essere ritenuto fortemente ricattatorio e genericamente estorsivo. La sussistenza del reato nel caso concreto va rapportata al contesto globale (la vicenda si è svolta in Sicilia ove sussiste pur sempre una carenza di posti di lavoro in relazione alla offerta) e di conseguenza, la volontà dei lavoratori non era espressa in maniera assolutamente libera.

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