Il lavoro alla prova della fine degli sgravi

stabilta2016_lavoro_sgraviMatteo Renzi parla di «polemiche irreali su dati comunque in controtendenza rispetto al passato». Il ministro Giuliano Poletti insiste su un mercato del lavoro «oscillante e incerto» che non modifica «la tendenza positiva dell’occupazione nel medio periodo».
Certo è, però, che il bollettino Istat di febbraio – l’ultimo disponibile – presenta numeri da gelata dell’occupazione e conferma quello che avevamo indicato come la fine degli sgravi «pieni» del 2015 determini una drastica frenata nelle nuove assunzioni: 97 mila occupati in meno, tasso di disoccupazione in rialzo all’11,7 per cento, solo qualche decimale di miglioramento per i giovani, con una percentuale di senza-lavoro all’elevatissima quota del 39,1 per cento.

Tutte cifre che, nonostante l’apparente viatico del governo, non fanno altro che segnalare l’assenza di una vera ripresa. E se sindacati, associazioni di categoria e opposizioni gridano al flop annunciato, un esperto del settore, come il giuslavorista Michele Tiraboschi, mette il dito nella piaga dei costi dell’operazione super-bonus contributivo. «Si tratta – spiega – di 20 miliardi di euro senza alcuna occupazione aggiuntiva e, dunque, di un buco nelle casse dello Stato stimabile in 4,5 miliardi (usando in via prudenziale le stime ufficiali della Ragioneria di Stato sugli ultimi dati Istat relativi alle assunzioni a tempo indeterminato 2015 coperte da decontribuzione e cioè 1.547.935 per un costo di 4.215 € per contratto)». E questo senza contare che a inizi 2018 lo sgravio triennale scadrà e, nella malaugurata ma prevedibile ipotesi di una raffica di licenziamenti, lo Stato dovrà farsi carico anche dell’indennità di disoccupazione.

I numeri dell’Istituto di statistica, dunque, avvalorano ampiamente la tesi secondo la quale il boom dei contratti stabili del 2015, più che al Jobs Act (con l’eliminazione dell’articolo 18), è stato dovuto al maxi-sgravio da 8mila euro l’anno per ogni assunzione. La riduzione dello sconto al 40 per cento, quindi a 3.250 euro, da gennaio ha prodotto due effetti: l’accelerazione delle assunzioni a dicembre da parte delle imprese (registrate, però, dall’Istat nelle interviste di gennaio) e il crollo nei primi mesi del 2016.

Lo scenario post bonus

Ma quali sono gli aspetti più significativi dell’ultima rilevazione? Seguiamo le note dell’Istat.

Dopo la crescita di gennaio 2016 (+0,3%, pari a +73 mila), a febbraio la stima degli occupati diminuisce dello 0,4% (-97 mila persone occupate). La diminuzione di occupati coinvolge uomini e donne e si concentra tra i 25-49enni. Il tasso di occupazione, pari al 56,4%, cala di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente.

Il calo occupazionale è determinato dai dipendenti (-92 mila i permanenti e -22 mila quelli a termine), mentre registrano un lieve recupero gli indipendenti (+17 mila). Per i dipendenti a tempo indeterminato si tratta del primo calo dall’inizio del 2015. Dopo la forte crescita registrata a gennaio 2016 (+0,7%, pari a +98 mila), presumibilmente associata al meccanismo di incentivi introdotto dalla legge di stabilità 2015, il calo registrato nell’ultimo mese riporta la stima dei dipendenti permanenti ai livelli di dicembre 2015. Per i dipendenti a termine prosegue la tendenza negativa già osservata dal mese di agosto 2015.

La stima dei disoccupati a febbraio è in lieve aumento (+0,3% pari a +7 mila), sintesi di una crescita tra gli uomini e un calo tra le donne. Il tasso di disoccupazione è pari all’11,7%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a gennaio. n A febbraio la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta dello 0,4% (+58 mila). La crescita è determinata prevalentemente dalle donne e riguarda gli over 25. Il tasso di inattività sale al 36,0% (+0,2 punti percentuali).

Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo dicembre 2015-febbraio 2016 si registra il calo del numero delle persone occupate (-0,2%, pari a -48 mila) e di quelle inattive (-0,1%, pari a -16 mila), a fronte di un incremento dei disoccupati (+0,9 %, pari a +27 mila).

Su base annua il numero di occupati è in crescita dello 0,4% (+96 mila, +238 mila i dipendenti a tempo indeterminato), mentre calano sia i disoccupati (-4,4%, pari a -136 mila) sia gli inattivi (-0,7%, -99 mila).

La mappa di Adapt

Una mappa ragionata ai numeri del lavoro di inizio 2016 la offre Francesco Seghezzi di Adapt, il Centro studi d’eccellenza fondato da Marco Biagi. Con la riduzione di 97 mila occupati, il tasso di occupazione – osserva lo studioso – cala a 56,4%, tra peggiori in Ue, ormai ampiamente dietro la Spagna. Il grosso calo degli occupati è nella fascia 35-49 (-86mila), come anche nella fascia 25-34 (-39mila). I disoccupati si concentrano innanzitutto nella fascia 35-49 anni (+53mila). Di positivo c’è che ritornano debolmente a crescere i lavoratori indipendenti (+17mila) dopo diversi mesi di calo costante. Il tasso di inattività, però, sale al 36 per cento: gli inattivi crescono, infatti, di 58mila unità e si tratta principalmente di donne (+49mila). Lo stesso tasso di disoccupazione cresce e arriva all’11,7%, trend inverso rispetto all’Europa in cui cala. In conclusione – sostiene Seghezzi – meno occupati, calo nella fascia 25-49, aumento della disoccupazione, disoccupazione giovanile alle stelle, aumento degli inattivi.

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Angelo Raffaele Marmo

A cura di : Angelo Raffaele Marmo

Angelo Raffaele Marmo è giornalista, scrittore, esperto di welfare. Laureato con lode in Scienze Politiche alla Luiss di Roma, ha lavorato come giornalista economico alla redazione romana de Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno. Dal 2001 al 2008 è stato il capo della redazione romana dei tre giornali. Dal 2008 al 2011 è stato capo ufficio stampa e portavoce del Ministro del Lavoro. Dal 2010 al 2013 è stato Direttore generale della comunicazione in materia di lavoro del Ministero del Welfare. Attualmente è Direttore della comunicazione e relazioni istituzionali della Fondazione Enasarco. Cura il canale «Le nostre pensioni» per il portale www.quotidiano.net Scrive di economia e politica per il Quotidiano nazionale. E’ direttore editoriale della rivista dell’Inas-Cisl «Nuove tutele». Ha fondato con altri soci la start up www.miowelfare.it, di cui è Presidente. Ha scritto: Lavorare in affitto (Franco Angeli, 1999); Lavoro interinale, Guida al contratto (Edizioni Lavoro, 2003); Anni flessibili (Edizioni lavoro, 2008); Le nuove pensioni (Oscar Mondadori, 2012).

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