Arriva il lavoro super-agile targato Sacconi

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Comincerà in settimana l’esame, in Commissione Lavoro al Senato, del disegno di legge del governo sul Jobs Act per le attività autonome e sul cosiddetto smart work. Il progetto, che abbiamo già illustrato nelle settimane scorse, si intersecherà con un’altra proposta di legge sullo stesso tema, presentata proprio dal presidente della commissione specifica di Palazzo Madama, l’ex ministro Maurizio Sacconi.

Vediamo, dunque, che cosa prevede il nuovo pacchetto («Adattamento negoziale delle modalità di lavoro agile nella quarta rivoluzione industriale») e come si pone rispetto all’analoga iniziativa legislativa promossa dall’esecutivo.

Prendiamo le mosse dalla relazione illustrativa.

«Il disegno di legge – si legge – si pone in termini di sincronia e complementarietà con il provvedimento proposto dal governo a tutela delle libere professioni e del cosiddetto lavoro agile indotto dalla diffusione delle nuove tecnologie digitali. Esso ha l’obiettivo di integrare queste disposizioni con strumenti normativi duraturi di accompagnamento continuo dei cambiamenti nella produzione e nel lavoro nonché con un sostenibile sistema di protezione sociale di tutte le libere professioni».

Alla base della proposta una serie di motivazioni che l’autore spiega sempre nella relazione introduttiva. «Il cambiamento del lavoro inizia oggi a essere finalmente compreso da molti nella sua profondità e radicalità: industry 4.0, la stampante 3D, la robotica e l’intelligenza artificiale, i big data, la biotecnologia, la nanotecnologia e la genetica, stanno portando anche il nostro Paese nel cuore di quella che è stata definita la quarta rivoluzione industriale». «Non parliamo – incalza – di scenari avveniristici. È il World Economic Forum (WEF) a ricordarci che i principali cambiamenti sottesi a questa nuova «grande trasformazione» del lavoro avverranno da qui ai prossimi cinque anni. Inoltre il prezzo che potremmo pagare, in assenza di una precisa strategia, rischia di essere molto alto: disoccupazione tecnologica di massa, obsolescenza di professionalità e competenze, aggravamento del già marcato disallineamento tra domanda e offerta di lavoro con una definitiva marginalizzazione dell’Italia nello scenario economico globale».

E’ l’ora del lavoro agile, insomma. «Più volte annunciata – insiste Sacconi – anche nelle versioni catastrofiste della «fine del lavoro», questa imminente rivoluzione non è mai stata da noi presa sul serio soprattutto in relazione alla sempre evidente convergenza, ancora oggi negata da molti attori del sistema italiano di relazioni industriali, dei nuovi paradigmi dello sviluppo economico e di quelli dello sviluppo sociale nella piena valorizzazione della persona».

Le innovazioni relative alle modalità di svolgimento del lavoro puntano, in particolare, a intercettare le esigenze e i bisogni non solo delle imprese, ma anche e soprattutto degli stessi «nuovi» lavoratori. «Non poche persone preferiscono oggi lavorare per obiettivi, fasi e cicli ed essere conseguentemente valutate sulla produttività e sul risultato raggiunto piuttosto che in base a parametri come l’ora di lavoro e la presenza fisica nei locali aziendali. La mobilità e il cambiamento di occupazione non sono più visti in negativo ma anzi come un passaggio spesso obbligato per acquisire nuove e maggiori competenze. Le tecnologie di nuova generazione non sono altro, in questa dimensione, che uno strumento che può andare incontro a questi profondi mutamenti sociali e culturali che potrebbero aprire a nuove opportunità professionali e occupazionali».

Ci troviamo, quindi, in uno scenario nel quale il lavoro è già agile, prima ancora che una legge lo riconosca. Per contro, secondo il promotore della proposta, una legge promozionale e di sostegno potrebbe massimizzare le opportunità e contenere i rischi che sono inevitabilmente connessi a ogni fase di trasformazione epocale come quella che stiamo vivendo.

«Il mercato e l’organizzazione del lavoro si stanno evolvendo con crescente velocità» – diceva quindici anni fa Marco Biagi – «non altrettanto avviene per la regolazione dei rapporti di lavoro». Per poi aggiungere: «Il sistema regolativo dei rapporti di lavoro ancor oggi utilizzato in Italia e, seppur con diversi adattamenti, in Europa, non è più in grado di cogliere – e governare – la trasformazione in atto. La stessa terminologia adottata nella legislazione lavoristica (es. “posto di lavoro”) appare del tutto obsoleta. Assai più che semplice titolare di un “rapporto di lavoro”, il prestatore di oggi e, soprattutto, di domani, diventa un collaboratore che opera all’interno di un “ciclo”. Si tratti di un progetto, di una missione, di un incarico, di una fase dell’attività produttiva o della sua vita, sempre più il percorso lavorativo è segnato da cicli in cui si alternano fasi di lavoro dipendente ed autonomo, in ipotesi intervallati da forme intermedie e/o da periodi di formazione e riqualificazione professionale».

Obiettivo del disegno di legge non è dunque quello di introdurre nell’ordinamento giuridico italiano una nuova tipologia contrattuale. L’obiettivo è al tempo assai più ambizioso e limitato: fornire alle parti del contratto di lavoro e agli attori del sistema di relazioni industriali, in chiave di prossimità e sussidiarietà, una adeguata cornice legale entro cui ricondurre una nuova idea di lavoro e impresa che via via emerge con la diffusione della fabbrica digitale, della economia della condivisione e di quei «sistemi intelligenti» tra di loro connessi per il tramite di reti di impresa, piattaforme open acess di cooperazione, distretti industriali e della conoscenza popolati da ricercatori, analisti, progettisti, startupper, freelance, creativi, programmatori e sviluppatori che si muovono in una dimensione agile e in continua evoluzione.

Ebbene, la cornice legale che intende definire il disegno di legge in esame permetterà alle parti di sottoscrivere appositi accordi di lavoro agile che consentiranno loro di adattare caso per caso le regole standard del relativo rapporto e con esse orari e luoghi del lavoro in modo da contemperare le variabili e multiformi esigenze della produzione e con preferenze personali o stili di vita sempre più differenziati e mutevoli e come tali gestibili solo a livello individuale o di prossimità.

In linea con il fine prefigurato, l’articolato disciplina (articolo 1) forme di lavoro sia autonomo che subordinato per progetti o a risultato, rese cioè senza precisi vincoli di orario o di luogo, da soggetti che si avvalgono per la propria prestazione di piattaforme informatiche, strumenti tecnologici anche portatili o sistemi interconnessi.

Rientrano nel campo di applicazione della proposta di legge i lavoratori:

  • inseriti in modo continuativo in modelli organizzativi di lavoro agile così come definiti e disciplinati dai contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale;
  • il cui contratto sia stato certificato su base volontaria;
  • inseriti in modo continuativo, anche per distacco o con contratto di somministrazione o apprendistato, in distretti industriali e della conoscenza, cluster, poli tecnologici, incubatori certificati di imprese, start up innovative, reti di imprese o imprese qualificate;
  • impegnati in modo continuativo in lavori di ricerca, progettazione e sviluppo per aziende, committenti o datori di lavoro privati.
  • A questi rapporti di lavoro si applicano unicamente le disposizioni contenute nella presente legge, fatte salve le vigenti discipline in materia di assunzione, sospensione ed estinzione del rapporto di lavoro, le previsioni in materia di sanzioni disciplinari e di divieti di discriminazione nonché le disposizioni recanti profili previdenziali ed assicurativi.

In coerenza con la polarizzazione del mercato del lavoro indotta dalle nuove tecnologie il disegno di legge intende occuparsi del segmento medio-alto del mercato del lavoro evitando di interferire con l’area della para-subordinazione e del lavoro precario su cui è recentemente intervenuto il Jobs Act. Sono pertanto esclusi dal campo di applicazione del disegno di legge i lavoratori con contratti inferiori a un anno e, in ogni caso, i lavoratori che percepiscono un corrispettivo lordo inferiore ai 30.000 euro parametrato su base annua.

All’articolo 2 si stabilisce che l’accordo individuale relativo alla modalità di lavoro agile – che può essere a tempo determinato o indeterminato con diritto di recesso da esercitarsi con un preavviso non inferiore a trenta giorni e a cui consegue di norma anche lo scioglimento del vincolo contrattuale tra le stesse parti – deve indicare quanto eventualmente previsto dai contratti collettivi aziendali o territorialmente applicabili. L’accordo deve inoltre indicare, a pena di nullità, l’eventuale periodo di prova o sperimentazione e gli obiettivi essenziali, individuali o di gruppo, della modalità di lavoro agile concordata, nonché criteri oggettivi di valutazione della prestazione e dei relativi risultati, eventuali fasce di reperibilità o presenza nei locali del datore di lavoro o del committente e le misure di protezione della riservatezza, della sicurezza e della salute del lavoratore.

All’articolo 3 è previsto che lo svolgimento del rapporto di lavoro agile sia regolato dalla contrattazione collettiva di livello aziendale o territoriale o direttamente dall’accordo (certificato) tra le parti, in relazione alle modalità di misurazione della prestazione, ai trattamenti retributivi e normativi, ai periodi di sospensione della prestazione o reperibilità e all’impatto sulla persona in termini di obiettivi, forme di apprendimento, cambiamenti cognitivi e fisici.

Il datore di lavoro e il committente sono tenuti ad adottare ogni misura idonea a tutelare e garantire l’integrità fisica e psichica, la personalità morale e la riservatezza del lavoratore, il quale di converso è tenuto ad adottare con diligenza le misure stesse, nonché a sottoporsi a visite periodiche di prevenzione e controllo.

Si statuisce il divieto di controlli a distanza sulla prestazione lavorativa, riconoscendo la legittimità dei soli controlli resi necessari da esigenze organizzative, produttive, della sicurezza del lavoro o del patrimonio aziendale, leciti nel rispetto della normativa vigente in materia di protezione dei dati personali, nonché il divieto per datori di lavoro e committenti di effettuare indagini su opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, o su fatti non rilevanti per la valutazione della attitudine professionale o a fini di sicurezza e tutela di cose e persone.

Il datore di lavoro e il committente sono altresì tenuti al segreto sulle notizie riservate inerenti al prestatore di lavoro, salvo che si tratti di dati inerenti allo svolgimento della prestazione lavorativa e al suo corrispettivo. Infine viene introdotto il cosiddetto «diritto alla disconnessione» dagli strumenti tecnologici di lavoro senza che questo però possa comportare effetti sulla prosecuzione del rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi.

L’articolo 4 estende il diritto alla assicurazione obbligatoria per gli infortuni e le malattie professionali anche per le prestazioni lavorative rese all’esterno dei locali aziendali e per gli infortuni occorsi nel normale percorso di andata e ritorno dall’abitazione al diverso luogo prescelto per l’esecuzione della prestazione lavorativa.

L’articolo 5 introduce il diritto all’apprendimento continuo per il lavoratore coinvolto in forme di lavoro agile, con conseguente certificazione periodica delle competenze.

L’articolo 6 chiarisce nel dettaglio cosa si intende per «ricercatori» ed «attività di ricerca, progettazione e sviluppo», nonché la nozione di «dottorato industriale», al fine della applicabilità della presente legge. Considerato che ricercatori e progettisti saranno figure chiave della quarta rivoluzione industriale il disegno di legge istituisce presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali una anagrafe informatica contenente i dati dei ricercatori assunti da datori di lavoro privati, da aggiornare attraverso un modello di scheda anagrafica e professionale del ricercatore del settore privato, che dovrà essere definito dall’ANPAL sentito il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

L’articolo 7 estende ai compensi erogati per prestazioni rese in modalità di lavoro agile gli incentivi di carattere fiscale e contributivo riconosciuti dalla vigente normativa in relazione a incrementi di produttività, qualità ed efficienza del lavoro. Il comma 2 destina, per il biennio 2016 – 2017, una somma di 100 milioni di euro al fine di promuovere un piano nazionale per l’alfabetizzazione digitale degli adulti. Al finanziamento di tale somma si provvede con le risorse derivanti dal gettito contributivo integrativo di cui all’articolo 25, quarto comma, della legge 21 dicembre 1978, n. 845

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Angelo Raffaele Marmo

A cura di : Angelo Raffaele Marmo

Angelo Raffaele Marmo è giornalista, scrittore, esperto di welfare. Laureato con lode in Scienze Politiche alla Luiss di Roma, ha lavorato come giornalista economico alla redazione romana de Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno. Dal 2001 al 2008 è stato il capo della redazione romana dei tre giornali. Dal 2008 al 2011 è stato capo ufficio stampa e portavoce del Ministro del Lavoro. Dal 2010 al 2013 è stato Direttore generale della comunicazione in materia di lavoro del Ministero del Welfare. Attualmente è Direttore della comunicazione e relazioni istituzionali della Fondazione Enasarco. Cura il canale «Le nostre pensioni» per il portale www.quotidiano.net Scrive di economia e politica per il Quotidiano nazionale. E’ direttore editoriale della rivista dell’Inas-Cisl «Nuove tutele». Ha fondato con altri soci la start up www.miowelfare.it, di cui è Presidente. Ha scritto: Lavorare in affitto (Franco Angeli, 1999); Lavoro interinale, Guida al contratto (Edizioni Lavoro, 2003); Anni flessibili (Edizioni lavoro, 2008); Le nuove pensioni (Oscar Mondadori, 2012).

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