Sgravi e Jobs Act: la prova del fuoco del 2016

Due settimane o poco meno e sapremo o cominceremo a sapere che anno sarà il 2016 per il mercato del lavoro. La cartina di tornasole saranno i dati che l’Istat divulgherà il prossimo primo marzo: saranno le prime stime sull’andamento di occupazione e disoccupazione relative al mese di gennaio scorso.

Archiviato il 2015, anche se un’analisi concorde su come sono andate davvero le cose è ancora tutta da realizzare, gli occhi del governo, della politica in generale, delle parti sociali, degli analisti sono tutti puntati, dunque, sui numeri di gennaio. Ma perché i valori di questo mese assumono una rilevanza così decisiva per valutare alcuni aspetti-chiave per la ripresa dell’occupazione nel nostro Paese?

Il punto nodale è che dall’inizio del 2016 l’esonero contributivo per le nuove assunzioni a tempo indeterminato scende dal 100 al 40% di quanto dovuto dal datore di lavoro, in pratica da 8.060 euro per ogni neoassunto a poco più di 3 mila euro. Non basta. Per coloro che sono stati assunti nel 2015 il bonus è di tre anni, fino al 2017, per quelli dal 2016 è di due anni. Come si nota, le differenze tra le due forme di incentivazione è notevole.

Ora, quale sarà l’impatto di questo cambiamento sulle dinamiche del mercato del lavoro è tutto da vedere. Ma fin da ora è possibile svolgere alcune considerazioni e magari trarre qualche utile elemento di tendenza.

Partiamo da quello che è successo lo scorso anno. Come hanno reagito le imprese nel corso del 2015 agli incentivi e all’avvento del Jobs Act?

Distinguiamo. La valutazione sul ruolo giocato dalle nuove norme del diritto del lavoro (a cominciare dall’eliminazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori) richiede un’analisi di natura qualitativa che i ricercatori stanno verosimilmente ancora svolgendo. Diverso è il discorso per quanto concerne gli sgravi. Tre giovani studiosi, Marta Fana, Dario Guarascio e Valeria Cirillo, hanno anticipato qualche giorno fa alcuni aspetti di uno studio, «Did Italy need further labour flexibility? The consequences of the Jobs Act», in via di pubblicazione su Intereconomics – Review of European Economic Policy.

Ebbene, secondo i tre ricercatori «la spinta della decontribuzione all’aumento seppure esiguo dell’occupazione è incontestabilmente rilevante. Basta notare che l’aumento degli occupati si intensifica soltanto all’annuncio del taglio della decontribuzione previsto in Legge di Stabilità per le assunzioni del 2016». «Questa evidenza – aggiungono – trova conferma nella figura 1 in cui si mostra la dinamica della quota di occupati a termine e indeterminati sul totale dei lavoratori dipendenti: dall’entrata in vigore della riforma del lavoro, il Jobs Act, la componente a tempo indeterminato diminuisce costantemente nei mesi fino a ottobre dello scorso anno». Così come, invece, ha un balzo in avanti nei primi due mesi, quando scatta la de-contribuzione ma non ancora il nuovo contratto a tutele crescenti.

Figura 1: dinamica della quota di occupati a tempo indeterminato e a termine tra il 2014 e 2015

Figura 1: dinamica della quota di occupati a tempo indeterminato e a termine tra il 2014 e 2015

Ora, proprio sulla base di tutto questo, che cosa si può ipotizzare per il 2016?

In presenza di comportamenti razionali, come sono quelli delle imprese, ci si dovrebbe attendere un inevitabile calo delle assunzioni a tempo indeterminato: difficile immaginare che chi doveva assumere a gennaio o febbraio non abbia anticipato a dicembre le assunzioni, rinunciando al 60 per cento del bonus e a un anno di sgravio. Solo una crescita sostenuta e robusta dell’economia, che non c’è, avrebbe potuto fare da volano in senso contrario al rattrappimento degli incentivi.

Gli sgravi ridotti, però, potrebbero tornare appetibili e sostenere una ripresa occupazionale via via che passano i mesi e soprattutto in autunno se, come è verosimile, si dovesse profilare un ulteriore taglio nella manovra per il 2017.

PrintFriendlyPrintEmailWhatsAppOutlook.comGoogle GmailYahoo Mail
Angelo Raffaele Marmo

A cura di : Angelo Raffaele Marmo

Angelo Raffaele Marmo è giornalista, scrittore, esperto di welfare. Laureato con lode in Scienze Politiche alla Luiss di Roma, ha lavorato come giornalista economico alla redazione romana de Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno. Dal 2001 al 2008 è stato il capo della redazione romana dei tre giornali. Dal 2008 al 2011 è stato capo ufficio stampa e portavoce del Ministro del Lavoro. Dal 2010 al 2013 è stato Direttore generale della comunicazione in materia di lavoro del Ministero del Welfare. Attualmente è Direttore della comunicazione e relazioni istituzionali della Fondazione Enasarco. Cura il canale «Le nostre pensioni» per il portale www.quotidiano.net Scrive di economia e politica per il Quotidiano nazionale. E’ direttore editoriale della rivista dell’Inas-Cisl «Nuove tutele». Ha fondato con altri soci la start up www.miowelfare.it, di cui è Presidente. Ha scritto: Lavorare in affitto (Franco Angeli, 1999); Lavoro interinale, Guida al contratto (Edizioni Lavoro, 2003); Anni flessibili (Edizioni lavoro, 2008); Le nuove pensioni (Oscar Mondadori, 2012).

Articoli scelti per voi dalla redazione

One thought on “Sgravi e Jobs Act: la prova del fuoco del 2016

  1. Teresa

    Con la presente sono a richiedere un chiarimento. In casio di apertura di una unità licalo dovrò procedere con il trasferimento dei dipendenti vero? Tutti i dipendenti vengono spostati presso l’unità locale. Ringrazio e saluto cordialmente

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top

Resta aggiornato !
Iscriviti alla NEWSLETTER #jol

Il servizio è gratuito e prevede l’invio di:

Si prega di attendere ...

Terms (+)  |  Privacy (+) | Contatti (+)