La detassazione del premio di produttività [E.Massi]

produttivita

Con alcuni commi compresi nell’art. 1 della legge n. 208/2015 (182 – 190) il Legislatore ha reso strutturale il regime fiscale agevolato relativo a parte delle somme corrisposte ai lavoratori dipendenti con la voce di salario di produttività.

Per quel che pu  valere una prima riflessione relativa agli importi ed ai lavoratori interessati non si pu  non sottolineare il fatto che, a fronte di somme detassabili riferite al 2008, pari a 6.000 euro ed al limite reddituale riferito all’anno precedente di 35.000 euro, si sia progressivamente giunti ad un regime agevolato pari, per il 2016, a 2.000 euro ( in alcuni casi specifici, ove, in via paritetica, i dipendenti sono coinvolti nella organizzazione del lavoro, a 2.500), mentre, al contempo, si è allargata la platea dei potenziali beneficiari che ora comprende anche i lavoratori subordinati che, nel corso del 2.015, non hanno superato la soglia dei 50.000 euro.

Allo stesso tempo viene meno la decontribuzione relativa agli accordi di secondo livello (era, da ultimo, il 2,25% sulla quota a carico del datore di lavoro) che, seppur strutturale, non è stata rifinanziata.

Detto questo, ritengo necessario entrare nell’argomento, ricordando cosa si intende, nel settore privato (quello pubblico ne è escluso) allorquando si parla di premio di risultato. Esso è rappresentato da somme il cui ammontare e’ variabile e la cui corresponsione e’ strettamente correlata ad incrementi di produttività, redditività, efficienza, innovazione e qualità. Il medesimo regime di favore viene previsto per le somme erogate a titolo di partecipazione agli utili dell’impresa. Tutto questo deve essere misurabile e verificabile secondo alcuni criteri contenuti in un D.M. “concertato” tra Lavoro ed Economia che dovrebbe essere emanato entro il prossimo 29 febbraio.  Secondo la previsione del Legislatore il provvedimento dovrà indicare i modi di misurazione degli indici appena descritti, le modalità attuative del regime tributario agevolato, ivi compresi gli strumenti e le modalità di partecipazione paritetica alla organizzazione del lavoro e le modalità di monitoraggio degli accordi aziendali e territoriali che stabiliscono il premio. Ai fini dall’accertamento, della riscossione e del contenzioso si applicano, per quanto compatibili, le norme che regolamentano la materia delle imposte dirette.

Ed è proprio, ai fini della individuazione delle somme, che la norma definisce sulla base di quali contratti, i premi possono essere detassati: si fa riferimento, agli accordi territoriali sottoscritti dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, od aziendali sottoscritti dalle “loro” RSA o dalle RSU, secondo la dizione contenuta nell’art. 51 del decreto legislativo n. 81/2015.

Quanto appena detto chiarisce, a mio avviso, alcune cose.

La prima è che le somme non sono erogabili “ad libitum” dal datore di lavoro ma debbono essere previste da una contrattazione collettiva. Probabilmente, come in passato, coloro che non hanno, all’interno delle proprie strutture, rappresentanze sindacali, dovranno aderire ad accordi territoriali che, saranno sottoscritti nei diversi ambiti territoriali e di categoria. Ci sarà, senz’altro, il problema che non  in tutti  settori ci  accadrà, ma, probabilmente, ci sarà la possibilità di riferirsi ad accordi territoriali di categorie contigue o similari.

La seconda concerne la individuazione dei soggetti abilitati alla firma dei contratti aziendali: il richiamo all’art. 51 del decreto legislativo n. 81/2015 fa sì che soltanto le RSA che siano espressione delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale possano trattare e firmare, con esclusione di altre RSA che non hanno tali  caratteristiche. Per quel che concerne, invece, le RSU ritengo che, ai fini della validità del contratto,valgano per le imprese aderenti, laddove siano stati sottoscritti accordi sulla rappresentanza ( Confindustria, Confcommercio), i principi ivi definiti.

Gli accordi sia aziendali che territoriali, ai sensi di quanto previsto dall’art. 14 del decreto legislativo n. 151/2015, vanno depositati, esclusivamente in via telematica, alla Direzione territoriale competente per territorio ( nel corso del 2016 sostituita, nei compiti, dall’Ispettorato territoriale del Lavoro), atteso che i contenuti hanno benefici di natura fiscale: sarà, poi, quest’ultimo ufficio a metterli a disposizione, sempre, in via telematica, dell’Agenzia delle Entrate e di eventuali altri Enti interessati. Sarà, presumibilmente, il D.M. ” concertato” del Ministro del Lavoro a declinare i tempi del deposito ( in passato, erano di 30 giorni dalla data di sottoscrizione).

Il campo di applicazione dei potenziali beneficiari, e’, come dicevo, esteso ai dipendenti che, nell’anno precedente, non hanno superato la soglia dei 50.000 euro. Sono dati che, ovviamente, sono il possesso del datore di lavoro: qualora qualcuno, nel 2015 sia stato in tutto o in parte dipendente di altra impresa, dovrà autocertificare l’importo del reddito percepito.

Passiamo, ora, a verificare i vantaggi per il singolo lavoratore.

Fatta salva la possibilità di una rinuncia, sulle somme corrisposte a tali titoli, verrà applicata una imposta sostitutiva ai fini dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali, pari al 10%: ritengo che una eventuale rinuncia di un lavoratore ( perché, ad esempio, potrebbe ricavarne una convenienza in quanto percettore di altre indennità o prestazioni) debba avvenire per iscritto. Il periodo obbligatorio di congedo per maternità ( ivi compreso, a mio avviso, quello anticipato o prolungato) viene completamente calcolato ai fini della determinazione del premio.

Con il comma 190 vengono introdotti alcuni valori riferibili al c.d. “welfare aziendale” attraverso una integrazione ai commi 2 e 3, ultimo periodo, del D.P.R. n. 917/1986, ove vengono specificate le voci che non sono soggette alla tassazione dei premi di produttività, anche nella ipotesi in cui, per scelta dell’interessato, l’intera somma, o parte di essa, e’ fruita per tali fini.

L’elencazione del comma 2 del Tuir relativa a ci  che non concorre a formare reddito si è arricchita  di tre lettere la f),  la f-bis) e la f-ter).

La prima afferma che l’esenzione spetta per la ” l’utilizzazione delle opere e dei servizi riconosciuti dal datore di lavoro volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, offerti alla generalità dei dipendenti e ai familiari indicati nell’art. 12 per le finalità di cui al comma 1 dell’art. 100″.

La seconda stabilisce che non concorrono a formare reddito ” le somme, i servizi e le prestazioni erogate dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti per la fruizione, da parte di familiari indicati nell’art. 12, dei servizi di educazione e istruzione anche in età prescolare, compresi i servizi integrativi e di mensa ad essi connessi, nonché per la frequenza di ludoteche e di centri estivi e invernali e per borse di studio a favore dei medesimi familiari”.

La terza fa riferimento alle “somme e prestazioni erogate dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione dei servizi di assistenza ai familiari anziani o no autosufficienti indicati nell’art. 12”.

Da quanto sopra riportato emerge una novità che ritengo alquanto interessante: quella relativa alla possibilità che il lavoratore chieda che le somme finalizzate alla produttività riconosciute dal datore di lavoro e, in questo caso non soggette ad alcun prelievo fiscale, siano impiegate (in tutto od in parte) per la fruizione di servizi di “welfare” inteso in senso lato come, ad esempio, la frequenza per i figli di asili nido, di ludoteche, di centri estivi ed invernali, o l’ assistenza a familiari non autosufficienti.

Quest’ultimo aspetto a me sembra, sia pure nella misura complessivamente limitata prevista dalla norma, un aspetto profondamente innovativo sul quale nella contrattazione di secondo livello sarà opportuno lavorare.

Da ultimo, il Legislatore ha aggiunto all’art. 51, il comma 3-bis il quale afferma che l’erogazione di beni, prestazioni, opere e servizi da parte del datore, può  avvenire attraverso documentazione di natura cartacea od elettronica ove viene riportato il valore nominale del servizio.

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Eufranio Massi

A cura di : Eufranio Massi

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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One thought on “La detassazione del premio di produttività [E.Massi]

  1. RAG.R SERGIO

    ..SCUSI..GENTILMENTE..HO ELABORATO IL CEDOLINO PAGA DI DICEMBRE 2015 DEL COMPENSO AMMINISTRATORE LORDO IMPORTO FISSO STABILITO …ESEGUENDO IL RELATIVO CONGUAGLIO..
    CON DATA DI CESSAZIONE 31 DICEMBRE 2015 IN QUANTO E’ DECEDUTO IL 5 GENNAIO
    2016..SENZA NESSUN COMPENSO IN GENNAIO 2016…VERSANDO I RELATIVI CONTRIBUTI
    ALLA GESTIONE SEPARATA INPS (CXX) E RITENUTA IRPEF (CODICE TRIBUTO 1004)
    RELATIVO AL PERIODO DICEMBRE 2015..
    LA COMPILAZIONE DELLA CERTIFICAZIONE UNICA 2016, DA TRASMETTERE ENTRO LA FINE DI FEBBRAIO 2016, DEVE ESSERE RILASCIATA A NOME DEL DECEDUTO O DEVO INSERIRE GLI EREDI?
    GRAZIE MILLE

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