Maggi (Confindustria): «Il Jobs Act va, ma serve il rilancio della domanda interna per dare benzina alla ripresa e all’occupazione»

Maggi

In esclusiva per generazionevincente.it (a cura di Angelo Raffaele Marmo)

Le nuove regole del mercato del lavoro vanno nella direzione giusta, ma da sole non possono produrre occupazione. Altrimenti ci si illude che tutto quello che andava fatto è stato realizzato. Occorre, invece, una svolta più ampia che investa l’intero sistema Italia e che contempli l’attivazione di investimenti a sostegno della domanda interna. Parola di Giovanni Maggi, presidente di Confindustria Lecco e Sondrio e imprenditore protagonista di una di quelle «multinazionali tascabili» che hanno permesso al Paese di reggere l’urto frontale della lunghissima recessione di questi anni.

Il Jobs Act è un percorso di riforma ormai completato, almeno per quel che riguarda gli aspetti legislativi. Possiamo tirare le prime somme e fare un primo bilancio complessivo.

«Possiamo dire che il Jobs Act sta dando i primi frutti, tuttavia certamente questi non bastano per la ripresa della nostra economia. L’impianto di riforma del Jobs Act è innovativo e rimuove alcune ingessature del mercato del lavoro, ma noi abbiamo bisogno di una strategia complessiva per la crescita dell’intero sistema e serve, in particolare, un piano di rilancio della domanda interna. Serve poi il completamento delle riforme strutturali, dalla semplificazione burocratica a quella del fisco e della giustizia».

Scendendo a un livello di maggiore dettaglio, quali sono i cambiamenti, nei diversi ambiti della riforma, che considera più innovativi?

«Il contratto a tutele crescenti è un elemento di cambiamento, che rimuove finalmente una norma vecchia di 45 anni. Norma che da tempo si chiedeva di aggiornare e rimodernare secondo le logiche di un mercato del lavoro più snello e flessibile, oltre che in linea con le normative di altri Paesi europei. Anche le politiche attive del lavoro, con la riforma degli ammortizzatori sociali, rappresentano un elemento di forte novità. Da un lato gli ammortizzatori da utilizzare in caso di crisi sono stati rimodulati in senso più restrittivo; la copertura complessiva degli ammortizzatori si è infatti ridotta, prevedendo fra l’altro l’esclusione di talune fattispecie in caso di cessazione di attività. In altre parole, laddove è prevedibile una prosecuzione dell’attività dell’impresa seppur in un periodo di difficoltà vi è il sostegno degli ammortizzatori sociali conservativi; viceversa, laddove queste prospettive non esistono dovranno entrare in gioco le politiche attive. Su questo tema c’è ancora molto lavoro da fare, poiché manca la definizione delle modalità operative che dovranno essere sviluppate a partire dal 2016».

Quali sono, invece, i limiti o gli elementi negativi dell’operazione?

«La modifica dell’articolo 18, con l’introduzione del contratto a tutele crescenti, riguarda solo quanti sono stati assunti dopo il 7 marzo di quest’anno;  questo significa che nelle aziende è generalmente presente una forza lavoro destinataria di normative diverse.  Per quanto attiene le tipologie contrattuali, un elemento di maggior criticità è dovuto all’abolizione dei contratti a progetto che impedisce di stabilire questo tipo di collaborazioni, introducendo un elemento di minore flessibilità. Come già evidenziato la riforma introduce una copertura temporalmente più breve per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali e un incremento dei costi per le imprese che ne faranno ricorso. Ciò implica anche la necessità di una ancora più attenta analisi dei singoli casi ed il timore che in alcuni di questi possa essere ancora più difficile trovare soluzioni per le crisi aziendali. Da qui diventa importante lo sviluppo delle politiche attive, che diventano una delle architravi della riforma».

Vi sono capitoli, come quelli sulle politiche attive (ma non solo), che richiedono un’intensa attività anche nella fase attuativa: quali ritiene possano essere i fattori sui quali puntare e quali gli ostacoli?

«Come dicevo, le politiche attive sono fondamentali. È necessario, in particolare, che ci sia anche sinergia fra i diversi soggetti che operano nel campo della riqualificazione professionale, i centri per l’impiego e le agenzie per il lavoro e tutti i soggetti accreditati».

Oltre al contratto a tutele crescenti, questi mesi sono stati caratterizzati anche dal bonus per le assunzioni a tempo indeterminato: quale dei due strumenti ha inciso maggiormente nel favorire quantomeno la trasformazione dei contratti a termine in contratti stabili? Quale è la sua valutazione sui numeri del lavoro di questi primi mesi?

«L’innovazione del contratto a tutele crescenti, accompagnata dal forte incentivo introdotto dalla legge di stabilità 2015 per le assunzioni a tempo indeterminato realizzate nell’anno in corso, hanno sicuramente favorito il consolidamento di rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Si tratta di due interventi che vanno visti in combinazione: mentre il primo rimuove alcune potenziali criticità in caso di licenziamento illegittimo, dando maggior certezza alle imprese, il secondo è una misura che dà un immediato beneficio economico. Dal nostro osservatorio vediamo che in questi mesi, dopo l’entrata in vigore di queste novità e soprattutto con riferimento al tema degli sgravi, sono state numerose le imprese che hanno voluto approfondire la tematica e valutato positivamente la possibilità di conferma o l’assunzione a tempo indeterminato».

Il bonus non rischia di provocare un boomerang quando, alla fine dei tre anni, scadrà?

«Per le imprese, l’assunzione di nuove risorse umane e la loro formazione sono un investimento ed è evidentemente loro interesse mantenere in azienda i collaboratori di valore, indipendentemente dalla scadenza del bonus».

Oltre il Jobs Act che cosa c’è? La modernizzazione del diritto e del mercato del lavoro, almeno in termini normativi, è compiuta o la lunga stagione delle riforme richiederà ulteriori interventi?

«La riforma del Jobs Act è decisamente complessa ed articolata e vi sono ancora numerosi decreti da emanare per arrivare alla sua completa applicazione. Prima di immaginare ulteriori interventi resta quindi da completare l’attuazione del Jobs Act, senza contare che sarà necessario un certo periodo di tempo per valutarne gli effettivi impatti sul mercato del lavoro».

In questo quadro, rappresentanza, partecipazione e qualche forma di reddito di cittadinanza possono essere considerate le prossime tappe? In che termini andrebbero o andranno affrontati questi dossier?

«L’accordo sulla rappresentanza dello scorso gennaio ha delineato nuove regole per la rappresentanza e la rappresentatività. Il percorso è stato avviato ma resta ancora da fare su questo fronte. È inoltre ancora aperta la discussione con i Sindacati sul tema delle regole riguardanti i modelli contrattuali. In linea generale, tutti i dossier citati vanno affrontati tenendo conto che l’impresa è l’asse portante sul quale si regge l’economia del Paese, e che consentire al sistema produttivo di essere competitivo e di crescere vuol dire favorire il benessere e lo sviluppo di tutti».

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Angelo Raffaele Marmo

A cura di : Angelo Raffaele Marmo

Angelo Raffaele Marmo è giornalista, scrittore, esperto di welfare. Laureato con lode in Scienze Politiche alla Luiss di Roma, ha lavorato come giornalista economico alla redazione romana de Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno. Dal 2001 al 2008 è stato il capo della redazione romana dei tre giornali. Dal 2008 al 2011 è stato capo ufficio stampa e portavoce del Ministro del Lavoro. Dal 2010 al 2013 è stato Direttore generale della comunicazione in materia di lavoro del Ministero del Welfare. Attualmente è Direttore della comunicazione e relazioni istituzionali della Fondazione Enasarco. Cura il canale «Le nostre pensioni» per il portale www.quotidiano.net Scrive di economia e politica per il Quotidiano nazionale. E’ direttore editoriale della rivista dell’Inas-Cisl «Nuove tutele». Ha fondato con altri soci la start up www.miowelfare.it, di cui è Presidente. Ha scritto: Lavorare in affitto (Franco Angeli, 1999); Lavoro interinale, Guida al contratto (Edizioni Lavoro, 2003); Anni flessibili (Edizioni lavoro, 2008); Le nuove pensioni (Oscar Mondadori, 2012).

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