Rivolta: «Il Jobs Act? Corrisponde largamente alle attese delle imprese del terziario e del commercio. Ma diciamo no al salario minimo»

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Questa settimana ospitiamo l’intervento del Direttore Generale di Confcommercio , il Dott. Francesco Rivolta, il quale non ha dubbi sull’efficacia , per il settore terziario e commercio, dei cambiamenti varati con la riforma del mercato del lavoro realizzata in questo anno.
L’intervista, rilasciata in esclusiva a generazione vincente, conferisce spunti di riflessione inediti ed arricchisce in maniera rilevante la discussione aperta nella nostra rubrica tra i Job Opinion Leader sul Jobs Act.

Buona lettura,

Ultimo intervento su Job opinion leader


Michele Amoroso
Amministratore Unico
generazione vincente S.p.A.

 


Intervista in esclusiva per generazione vincente a cura di Angelo Raffaele Marmo

«Dal punto di vista delle imprese e del settore che rappresentiamo non possiamo che essere soddisfatti delle innovazioni introdotte con il Jobs Act. Ma è evidente che la nostra valutazione guarda all’interesse del sistema Paese più che a quelle che possono essere considerate le nostre attese come categoria».

Francesco Rivolta, direttore generale di Confcommercio, non ha dubbi sull’efficacia dei cambiamenti varati con la rivoluzione copernicana del lavoro realizzata in questo anno.

«Ciò non significa – avverte, però – che non vi possano essere aspetti in cantiere da valutare con attenzione: noi, per dirne uno, siamo contrari al salario minimo per legge».

Il Jobs Act è un percorso di riforma ormai completato, almeno per quel che riguarda gli aspetti legislativi. Possiamo tirare le prime somme e fare un primo bilancio complessivo.

«Abbiamo espresso un giudizio complessivamente positivo sulla riforma, si tratta infatti di un provvedimento che presenta tante novità, in gran parte positive, orientate a migliorare il mercato del lavoro e con una attenzione alla realtà delle imprese e dei diversi settori economici. Come Confcommercio abbiamo presentato a dicembre 2014 un documento con contributi sui diversi temi oggetto della riforma, posizioni che il mondo delle imprese ci consegna quotidianamente, e dobbiamo riconoscere che in più parti di questa riforma abbiamo ritrovato le nostre segnalazioni».

Scendendo a un livello di maggiore dettaglio, quali sono i cambiamenti, nei diversi ambiti della riforma, che considera più innovativi?

«In primo luogo le misure sui contratti flessibili, penso al contratto a tempo determinato e all’apprendistato, entrambi semplificati in maniera intelligente per favorire maggiori opportunità di impiego. La pluralità di strumenti è irrinunciabile per le imprese e per la stessa occupazione. Come pure è positiva la volontà del governo di riordinare i servizi al lavoro e rilanciare le politiche attive. Siamo inoltre favorevoli alla costituzione di un unico soggetto ispettivo che ricomprenda i servizi ispettivi del Ministero del Lavoro, dell’INPS e dell’INAIL, perché da tempo occorreva affrontare il problema della moltiplicazione delle ispezioni. Rispetto alla riforma degli ammortizzatori sociali, pur in presenza di un nuovo contributo per le imprese, sottolineiamo l’importanza che si sia arrivati ad una normativa che tiene conto dei diversi settori economici e dimensioni d’impresa, sia sotto il versante dei costi che sotto quello delle prestazioni».

Quali sono, invece, i limiti o gli elementi negativi dell’operazione?

«Il provvedimento più debole è risultato quello sulla semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese. Ci sono alcune novità significative, ma nel complesso si tratta più di un riordino che di una vera e concreta semplificazione. Noi pensiamo che occorra cambiare quella cultura che non riesce a superare la burocrazia spesso fine a se stessa. Semplificare non significa sostituire una comunicazione cartacea con una telematica, significa invece ridurre gli adempimenti, spesso superflui e ridondanti, spesso onerosi, spesso fonte di sanzioni elevate per aspetti meramente formali. Qui c’è ancora spazio per lavorare».

Vi sono capitoli, come quelli sulle politiche attive (ma non solo), che richiedono un’intensa attività anche nella fase attuativa: quali ritiene possano essere i fattori sui quali puntare e quali gli ostacoli?

«Auspichiamo che il governo prosegua nella fase di attuazione con coerenza e con la stessa celerità che ha saputo dimostrare nella fase legislativa».

Oltre al contratto a tutele crescenti, questi mesi sono stati caratterizzati anche dal bonus per le assunzioni a tempo indeterminato: quale dei due strumenti ha inciso maggiormente nel favorire quantomeno la trasformazione dei contratti a termine in contratti stabili? Quale è la sua valutazione sui numeri del lavoro di questi primi mesi?

«Sicuramente l’esonero contributivo per le assunzioni stabili ha spinto le imprese verso assunzioni che non necessariamente avrebbero effettuato dentro una situazione economica ancora incerta. Per questo riteniamo importante prevedere un incentivo anche per le assunzioni che verranno effettuate nel 2016».

Il bonus non rischia di provocare un boomerang quando, alla fine dei tre anni, scadrà?

«C’è un oggettivo problema di costo del lavoro in Italia, bisogna intervenire sul cuneo fiscale e questa fase di sostegno temporaneo deve servire per individuare soluzioni strutturali che riducano questa forbice troppo larga».

Oltre il Jobs Act che cosa c’è? La modernizzazione del diritto e del mercato del lavoro, almeno in termini normativi, è compiuta o la lunga stagione delle riforme richiederà ulteriori interventi?

«Noi crediamo che occorra anche una stabilità temporale delle norme, se continuiamo ad intervenire sulle stesse previsioni rischiamo di generare un’incertezza pericolosa. Semmai facciamo funzionare gli strumenti che abbiamo e lavoriamo per ridurre gli oneri e semplificare gli adempimenti».

In questo quadro, rappresentanza, partecipazione e qualche forma di reddito di cittadinanza possono essere considerate le prossime tappe? In che termini andrebbero o andranno affrontati questi dossier?

«Se si dovesse decidere di affrontare il tema della rappresentanza non si potrà farlo solo per singoli argomenti. Il tema include molteplici aspetti tra i quali il ruolo anche istituzionale delle parti sociali e dei sistemi di rappresentanza di interessi, chiaramente espresso in più articoli della carta costituzionale. La legislazione vigente prevede già molteplici strumenti, anche fiscali, a sostegno della partecipazione mentre per il reddito di cittadinanza ci sembra che si sia dimostrata in più occasioni l’insostenibilità economica di questa ipotesi».

In questo quadro, come valutate la proposta del salario minimo legale?

«Come ha ricordato il nostro presidente pochi giorni fa, Confcommercio ha sempre sostenuto la propria contrarietà al salario minimo per legge, tema che sta tornando alla ribalta. Noi crediamo nella funzione della contrattazione collettiva quale luogo migliore per determinare le retribuzioni settoriali, che non possono essere identiche per tutti i comparti produttivi. Soprattutto perché siamo convinti che all’interno di un contratto nazionale possano trovare adeguate soddisfazioni entrambe le parti, tenendo conto non solo delle dinamiche economiche, ma dell’equilibrio complessivo degli accordi e degli scambi. Il salario per legge sarebbe il ritorno ad un automatismo di cui non sentiamo affatto la mancanza».

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Angelo Raffaele Marmo

A cura di : Angelo Raffaele Marmo

Angelo Raffaele Marmo è giornalista, scrittore, esperto di welfare. Laureato con lode in Scienze Politiche alla Luiss di Roma, ha lavorato come giornalista economico alla redazione romana de Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno. Dal 2001 al 2008 è stato il capo della redazione romana dei tre giornali. Dal 2008 al 2011 è stato capo ufficio stampa e portavoce del Ministro del Lavoro. Dal 2010 al 2013 è stato Direttore generale della comunicazione in materia di lavoro del Ministero del Welfare. Attualmente è Direttore della comunicazione e relazioni istituzionali della Fondazione Enasarco. Cura il canale «Le nostre pensioni» per il portale www.quotidiano.net Scrive di economia e politica per il Quotidiano nazionale. E’ direttore editoriale della rivista dell’Inas-Cisl «Nuove tutele». Ha fondato con altri soci la start up www.miowelfare.it, di cui è Presidente. Ha scritto: Lavorare in affitto (Franco Angeli, 1999); Lavoro interinale, Guida al contratto (Edizioni Lavoro, 2003); Anni flessibili (Edizioni lavoro, 2008); Le nuove pensioni (Oscar Mondadori, 2012).

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