Gori: «Serve il reddito di inclusione, i poveri non possono più attendere»

Non siano i poveri le vittime dei ritardi della politica. E’ chiaro e netto l’allarme di Cristiano Gori, docente di politica sociale all’Università Trento e coordinatore del gruppo Alleanza contro la povertà, fucina dei provvedimenti ad hoc messi in cantiere dal precedente governo Renzi e oggi all’esame del Parlamento.
Una discussione lunga che ha finora impedito, nonostante l’urgenza, l’approvazione di quei provvedimenti di contrasto della povertà. «E’ in discussione in Parlamento – spiega Gori – la delega che introduce il Rei, il reddito di inclusione, che rappresenta la misura definitiva contro la lotta alla povertà».

Dunque la misura strutturale destinata alle famiglie più in difficoltà rischia di non partire più?

«In questi mesi, come Alleanza contro la povertà – che è il principale soggetto di rappresentanza che si batte per le politiche contro la povertà in Italia e che racchiude 37 tra associazioni, terzo settore, sindacati, comuni e regioni – abbiamo lavorato molto con il Governo e con il Parlamento, inteso come tutte le forze in gioco, dal Pd ai 5 Stelle. L’obiettivo era arrivare all’approvazione di una misura, il Rei, ben congegnata e rivolta non solo ad alcuni poveri, ma a tutti i poveri assoluti, cioè a tutto quel 7.6 per cento di cui parlano i dati Istat».

L’iter a che punto è?

«Il disegno di legge delega è all’attenzione del Senato. Non abbiamo chiaro quello che accadrà, ma siamo consapevoli che il percorso parlamentare, insieme con quello di riforma intrapreso, rischia di interrompersi. E, come è immaginabile, speriamo che non accada».

Se questo dovesse accadere, quali altre misure di contrasto alla povertà resterebbero in piedi?

«I soldi destinati allo scopo rimarrebbero, ma resteremmo con la norma transitoria e non si farebbe il passo verso la misura regina, la più forte, e verso l’obiettivo di trasferirla a tutti i poveri. Rimarrebbe insomma il Sia (Sostegno inclusivo attivo), che è una misura sperimentale, prevista per il 2017 in attesa di far partire il Rei (Reddito inclusivo sociale) nel 2018, e che potrebbe essere procrastinata».

Si rischia insomma, paradossalmente, che un eventuale stop dell’attuale legislatura possa diventare un boomerang proprio per le fasce più deboli della popolazione? 

«Purtroppo la popolazione con maggiore difficoltà è anche quella più disillusa dalla politica e anche la prima vittima degli effetti delle crisi politiche. L’Italia è insieme con la Grecia l’unico Paese ancora privo di una misura di reddito minimo a sostegno di chiunque sia in povertà assoluta. Il governo Renzi ha introdotto una serie di stanziamenti che rimarranno, in quanto strutturali. Ma bisogna vedere, come anticipavo, che cosa accadrà ora».

Un italiano su quattro a rischio povertà, due su quattro al Sud. Le famiglie sempre più in affanno e lo scivolamento del ceto medio verso l’area povertà. Una fotografia impietosa e preoccupante.

«Siamo nell’indigenza, la povertà dura e pura. In realtà non è cresciuto così tanto il rischio di povertà, è cresciuta invece la povertà assoluta. I dati confermano il profilo dell’Italia un anno dopo i lunghi anni della crisi economica 2007 – 2014. E’ un Paese dove non è cresciuta fortemente la diseguaglianza, è cresciuta fortemente la povertà».

Quanto ai giovani, molti non possono neanche prendere in considerazione l’idea di poter formare una nuova famiglia.

«Diciamo che purtroppo sia la povertà che il rischio di povertà, per effetto della crisi, sono inversamente proporzionali all’età. Più sei giovane, peggio stai. E infatti la categoria che sta meglio in media in Italia è quella degli anziani. All’opposto, il segmento che ha subito un vero boom di crescita di povertà e disagio sono i minori. Che vuol dire i figli delle famiglie con genitori giovani, che a loro volta sono quelli che hanno difficoltà legate al lavoro».

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Claudia Marin

A cura di : Claudia Marin

Giornalista professionista del Quotidiano nazionale (Resto delCarlino - Giorno - Nazione), segue i temi del lavoro, della previdenza e del sociale. Già Capo Ufficio Stampa del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Dirigente delle relazioni esterne dell'Inps.

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