Le assunzioni agevolate dei lavoratori nel Mezzogiorno [E.Massi]

lavoratoriIn Sicilia, Puglia, Campania, Calabria e Basilicata (per 500 milioni di euro perché considerate “Regioni meno sviluppate”), in Sardegna, Abruzzo e Molise (per 30 milioni di euro perché ritenute “Regioni in transizione” ), grazie a fondi messi a disposizione dal Ministero del Lavoro attraverso un Decreto Direttoriale del Direttore Generale per le politiche attive, i servizi per il lavoro e l’occupazione (riportato sia sul sito ministeriale che su clic lavoro con la data di registrazione del 16 novembre 2016) , sarà possibile, nel corso del 2017, assumere a tempo indeterminato (art. 2) soggetti di età compresa tra i 15 (ma non sono 16 con l’adempimento dell’obbligo scolastico, come previsto dalla legge n. 296/2006, atteso che, nel caso di specie, non è attivabile l’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale ex art. 43 del D.L.vo n. 81/2015?) ed i 24 anni (intesi, ad avviso di chi scrive, come 24 anni e 364 giorni) e lavoratori con almeno 25 anni (non è previsto alcun limite anagrafico massimo), privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi (secondo il concetto richiamato nel D.M. del Ministro del Lavoro del 20 marzo 2013). Per tale ultima disposizione (art. 1, comma 1, lettera a) essi sono “coloro che negli ultimi sei mesi non hanno prestato attività lavorativa riconducibile ad un rapporto di lavoro subordinato della durata di almeno sei mesi ovvero coloro che negli ultimi sei mesi hanno svolto attività lavorativa in forma autonoma o parasubordinata dalla quale derivi un reddito inferiore al reddito annuale minimo personale escluso da imposizione”.

Il D.D. afferma che negli ultimi sei mesi, fatta salva l’ipotesi di un contratto a tempo determinato trasformato (art. 4, comma 5), non ci deve essere stato alcun rapporto di lavoro con il medesimo datore (qui non è, normativamente, chiarito il concetto di impresa facente parte dello stesso gruppo o riferibile, anche per interposta persona, allo stesso soggetto, cosa che, in altre situazioni, ha inibito il beneficio): probabilmente, sarà l’INPS con le proprie indicazioni a chiarire la questione.

L’INPS viene riconosciuto come l’organo competente nella gestione dell’ ”Incentivo occupazione SUD” del PON SPAO (programma operativo nazionale relativo ai sistemi di politiche attive per l’occupazione) nel limite delle risorse finanziarie sopra citate (art. 1) e la disciplina dei rapporti tra l’Istituto ed il Ministero del Lavoro sarà definita (art. 11) da un apposito Decreto: da ciò discende che, al di là delle considerazioni che si possono fare (e che si fanno anche in questa riflessione), sarà l’Istituto (come esplicitamente affermato al comma 2 del citato art. 11) a fornire le indicazioni operative le quali, ad avviso di chi scrive, in molti casi, potrebbero ripetere quelle già fornite con le circolari sugli esoneri triennali e biennali, in quanto le parole adoperate nel provvedimento sono le stesse. Il Decreto Direttoriale, inoltre, nella gran parte della sua articolazione, ripete anche, pedissequamente, i contenuti espressi nell’atto emanato per le agevolazioni legate a “Garanzia Giovani” per il 2017.

Ai fini dell’ambito di applicazione dell’incentivo si fa riferimento alla sede di lavoro presso la quale viene effettuata l’assunzione, indipendentemente dalla residenza della persona con cui si stipula il contratto (che, quindi, potrebbe anche essere “fuori Regione”). Se il posto di lavoro cambia ed il soggetto si trasferisce in altra Regione non compresa nell’elenco, il beneficio viene meno a partire dal mese successivo a quello del trasferimento (art. 3).

L’agevolazione, nel limite massimo di 8.060 euro per ogni assunzione a tempo indeterminato e pieno (con il part-time, ovviamente, è tutto in proporzione), effettuata nel corso del 2017 vale per un anno e si riferisce alla contribuzione a carico del datore, con esclusione di premi e contributi INAIL (art. 5).

La dizione adoperata è del tutto identica a quella che il Legislatore, a suo tempo, adoperò per l’esonero triennale con l’art. 1, comma 118, della legge n. 190/204 e che, poi, riprese, pedissequamente, per l’esonero biennale (di importo minore), con l’art. 1, comma 178, della legge n. 208/2015. Se le parole hanno un senso si potrebbe pensare che l’agevolazione contributiva oltre che sui premi ed i contributi INAIL non si applichi (v. circolare INPS n. 57/2016) per:

  • il contributo, se dovuto, al “fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto ex art. 2112 c.c.”, previsto dall’art. 1, comma 755 della legge n. 296/2006, per effetto di quanto affermato al successivo comma 756;
  • il contributo, ove dovuto, ai fondi bilaterali, alternativi e di solidarietà previsti dal D.L.vo n. 148/2015, per effetto della esclusione prevista dal successivo art. 33, comma 4;
  • il contributo per la garanzia sul finanziamento del Qu.I.R. (il c.d. “TFR in busta paga”), previsto dall’art. 1, comma 29, della legge n. 190/2014;
  • il contributo previsto dall’art. 25, comma 4, della legge n. 845/1978, pari allo 0,30% sulla retribuzione imponibile destinato, per i datori di lavoro che vi aderiscono, al finanziamento dei fondi interprofessionali ex art. 118 della legge n. 388/2000;
  • il contributo di solidarietà sui versamenti destinati alla previdenza complementare e/o ai fondi di assistenza sanitaria ex lege n. 166/1991;
  • il contributo di solidarietà per i lavoratori dello spettacolo ex art. 1, commi da 8 a 14, del D.L.vo n. 182/1997;
  • il contributo di solidarietà per gli sportivi professionisti ex art. 1, commi 3 e 4, del D.L.vo n. 166/1997.

L’assunzione può avvenire con contratto a tempo indeterminato, anche in somministrazione, o con contratto di apprendistato professionalizzante (il Direttore Generale lo chiama anche “di mestiere”: evidentemente, non si è accorto che la denominazione è cambiata dal 24 giugno 2015 con l’entrata in vigore del D.L.vo n. 81/2015). L’incentivo viene riconosciuto anche in favore del socio lavoratore di cooperativa (probabilmente, “di produzione e lavoro” come in altre agevolazioni ma ciò non è stato esplicitato nel provvedimento) se dopo l’associazione, viene stipulato un con contratto a tempo indeterminato, così come previsto dalla legge n. 142/2001.

Il Decreto Direttoriale afferma che il beneficio non è riconosciuto in caso di assunzioni con contratto di lavoro domestico (giustamente, per la peculiarità del rapporto) e accessorio. Francamente, pur nella giustezza dell’esclusione, era sfuggito che il lavoro accessorio fosse un contratto e, per di più a tempo indeterminato, essendo, da sempre, ben chiaro che si tratta di una prestazione, non supportata da alcuna disciplina contrattuale e che non genera gli istituti tipici della subordinazione come le ferie, la malattia o la maternità: essa si esplica per un massimo presso lo stesso committente pari a 266 ore annue – tale è il valore dei 2.000 euro “lordizzati”.

Anche il lavoro intermittente, sia pure a tempo indeterminato non è agevolabile (in virtù di un Decreto Direttoriale correttivo del 18 dicembre 2016), atteso che la prestazione lavorativa dipende unicamente dalla “chiamata” del datore di lavoro (del resto, l’INPS lo aveva già escluso dall’esonero biennale e triennale). L’incentivo va “percepito” tramite conguaglio nelle denunce trasmesse mensilmente all’Istituto e va fruito, a pena di decadenza, entro il termine del 28 febbraio 2019 (art. 6). Ci sarà modo e maniera per riflettere sull’agevolazione che dura un anno e che, a partire dal secondo, comporterà la contribuzione piena nel contratto a tempo indeterminato, mentre nell’apprendistato si tornerà alla contribuzione ordinaria propria di tale tipologia contrattuale (10%, mentre per i datori di lavoro dimensionati fino a nove dipendenti nel secondo anno la contribuzione propria a loro carico è pari al 3%).

C’è, piuttosto, un’altra questione da chiarire: il Decreto afferma (art. 5) che “l’importo dell’incentivo è pari alla contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, nel limite massimo di 8.060 euro annui per lavoratore assunto”. Da ciò sembra discendere che nei contratti come l’apprendistato professionalizzante presso datori di lavoro dimensionati sotto fino a nove dipendenti la contribuzione è pari, nel primo anno, all’1,50% a cui va aggiunto 1,61% “figlio” della legge n. 92/2012, difficilmente si raggiungerà il limite massimo e l’agevolazione si attesterà su quella che, effettivamente, è la quota a carico del datore. È un discorso del tutto analogo a “Garanzia Giovani” ove l’art. 4 del Decreto Direttoriale del 2 dicembre 2016 ripete le stesse parole.

L’art. 7 affronta il tema della compatibilità con la normativa in materia di aiuti di Stato: quindi l’agevolazione rientra nel “de minimis” (Regolamento UE n. 1407 del 18 dicembre 2013), fatto salvo il caso in cui si verifichi un incremento occupazionale netto (art. 32 del Regolamento UE n. 651 del 17 giugno 2014). La condizione dell’incremento occupazionale netto non trova applicazione allorquando la riduzione di personale, nei dodici mesi antecedenti sia dovuta a dimissioni volontarie (che, oggi, non possono essere che tali in quanto “blindate” dalla procedura ex art. 26 del D.L.vo n. 151/2015 o dalla procedura ex D.L.vo n. 151/2001 per le lavoratrici avanti all’Ispettorato territoriale del Lavoro), invalidità, pensionamento per raggiunti limiti di età (probabilmente, sarà equiparabile l’uscita anticipata con l’APE), riduzione volontaria dell’orario di lavoro (part-time concordato ma anche part-time volontario in alternativa al congedo per maternità) e licenziamento per giusta causa (a questo punto occorrerà, al di là del puro dettato terminologico, se calcolare o no il licenziamento che è per giustificato motivo soggettivo, di un lavoratore “dimissionario”, che non ha effettuato la prescritta procedura telematica). In presenza di un incremento occupazionale netto, come si diceva, si può “sforare” il limite del “de minimis” ma l’importo, secondo la previsione del comma 5 dell’art. 32 del Regolamento n. 651/2014 non può superare la c.d. “intensità di aiuto” che non può superare il 50% dei costi ammissibili.

Il Regolamento CE n. 1998/2006 della Commissione del 15 dicembre 2006 riguardante l’applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato ha introdotto alcune deroghe concernenti sovvenzioni considerate di “importo minimo”, ritenendo che le stesse possano non essere considerate come “aiuti di Stato”. In via generale, non sono tali se non superano in un arco triennale rappresentato da tre esercizi finanziari, la somma complessiva di 200.000 euro che nel settore del trasporto su strada scende a 100.000, in quello della pesca a 30.000 e nell’ambito della produzione di prodotti agricoli a 7.500.

Ai fini del “de minimis” la nozione di impresa è diversa da quella generalmente adottata: infatti, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, essa ricomprende ogni entità che esercita un’attività di tipo diverso. C’è, in ogni caso, da ricordare come il 18 dicembre 2013 sia stato approvato il Regolamento CE n. 1407/2013 che, sempre con riferimento, al “de minimis” individua alcuni criteri che, pur in presenza di una pluralità di aziende, riportano le stesse sotto il concetto di “impresa unica” ai fini dei limiti economici sopra evidenziati. Le ipotesi sono le seguenti:

  • quando un’impresa possiede la maggioranza dei diritti di voto degli azionisti o dei soci di altra impresa;
  • quando un’impresa ha il diritto di nominare e revocare la maggioranza dei componenti del consiglio di amministrazione, degli organi di direzione e di sorveglianza di altra azienda;
  • quando un’impresa esercita una influenza dominante verso un’altra azienda;
  • quando un’impresa azionista o socia di altra impresa controlla da sola, con accordi sottoscritti, la maggioranza dei diritti di voto.

Il Regolamento CE n. 1407/2013 regolamenta il “de minimis” a partire dal 1° gennaio 2014: sostanzialmente, si pone in linea con il precedente n. 1998/2006, con alcune innovazioni formali (otto articoli invece di sei con espressioni che sembrano più semplificate) il cui fine è quello di fornire un’interpretazione chiara a norme che in passato avevano dato adito a qualche perplessità), ma anche sostanziali. È il caso dell’art. 1, par. 2, dove si stabilisce che nell’ipotesi in cui un’impresa svolga sia attività rientranti nel campo di applicazione del Regolamento che in settori esclusi, la regola del “de minimis” trova applicazione soltanto relativamente alle attività ammesse, a condizione che lo Stato membro garantisca che le attività esercitate nei settori esclusi non beneficino degli aiuti “de minimis” concessi.

Per completezza di informazione si ricorda che anche nel nuovo Regolamento sono elencati i settori esclusi che sono gli stessi compresi nel vecchio:

  • imprese operanti nel settore della pesca e dell’acquacoltura;
  • imprese della produzione primaria di prodotti agricoli;
  • imprese operanti nel settore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, limitatamente ad alcune fattispecie;
  • imprese che usufruiscono di aiuti per attività connesse all’esportazione verso paesi terzi o Stati membri o direttamente collegati a quantitativi esportati;
  • imprese che fruiscono di aiuti subordinati all’impiego di prodotti nazionali rispetto a quelli di importazione.

La regia dell’incentivo spetta all’INPS che annota anche sul Registro nazionale degli aiuti di Stato ex art. 52 della legge n. 234/2012 quanto erogato al datore di lavoro: la somma viene concessa soltanto in caso di accertata disponibilità dell’intero importo nel limite del “de minimis”.

L’Art. 8 parla della non cumulabilità del beneficio con altri incentivi di natura economica e contributiva legati alle assunzioni (ad esempio, quello di “Garanzia Giovani”): pur tuttavia, sotto l’aspetto fiscale va ricordato  come il datore di lavoro possa detrarre dalla base di calcolo dell’IRAP  il costo del personale, trattandosi di assunzione a tempo indeterminato (e tale è anche l’apprendistato professionalizzante), per effetto di una disposizione inserita nell’art. 1 della legge n. 190/2014.

Il Decreto (art. 9) descrive, poi, i passaggi necessari per poter fruire dell’incentivo:

  • istanza preliminare di ammissione indirizzata all’INPS, in via telematica, con i dati relativi all’assunzione, secondo le modalità che saranno fissate dall’Istituto e che, presumibilmente, saranno identiche a quelle di “Garanzia Giovani” e che, molto probabilmente, utilizzeranno procedure già utilizzate in passato. L’Istituto chiederà al datore di lavoro una serie di dati relativi alla “quantificazione” dei costi correlati al beneficio da riconoscere;
  • verifica da parte dell’INPS circa la disponibilità delle risorse e qualora le stesse siano sufficienti, comunicazione della prenotazione con il relativo importo;
  • assunzione, entro sette giorni (a meno che la stessa non sia già avvenuta) dalla comunicazione dell’esito positivo della prenotazione, pena la perdita dell’agevolazione;
  • comunicazione all’Istituto, pena la decadenza dal beneficio, entro i dieci giorni successivi alla ricezione della nota dell’Istituto, della avvenuta assunzione, e richiesta della conferma della prestazione.

L’art. 10 parla dell’autorizzazione all’incentivo: esso è nel limite delle risorse disponibili, sulla base della valutazione ex ante del costo del lavoro correlato ad ogni singola assunzione: l’ordine è rappresentato dalla cronologia correlata alla presentazione dell’istanza preliminare. Se le assunzioni sono effettuate prima della messa “on-line” del modello telematico di istanza preliminare (e, si aggiunge, prima della emanazione dei chiarimenti amministrativi), l’attribuzione del beneficio seguirà l’ordine cronologico di assunzione.

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Eufranio Massi

A cura di : Eufranio Massi

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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