Disoccupati: indennità condizionata nel segno delle politiche attive [E.Massi]

disoccupatiCon la circolare n. 224 del 15 dicembre 2016 l’INPS fornisce le proprie indicazioni, in materia di fruizione dell’indennità di NASPI, susseguenti alle novità introdotte dal D.L.vo n. 185/2016, rispetto al testo già approvato con il D.L.vo n. 150/2015: nella sostanza, la condizionalità richiamata dall’art. 7 del D.L.vo n. 22/2015 diviene operativa con l’individuazione delle sanzioni economiche nel caso in cui i soggetti interessati, senza alcuna giustificazione, omettano di partecipare alle iniziative di politica attiva proposte dai centri per l’impiego.

Ma, andiamo con ordine.

La fruizione del trattamento economico postula la profilazione del lavoratore presso il centro per l’impiego e la sottoscrizione del patto di servizio personalizzato: dal 1° gennaio 2017, con la fine della mobilità, tale operazione dovrà essere compiuta anche dai lavoratori espulsi dai processi produttivi al termine di una procedura collettiva di riduzione di personale. Il trattamento di NASPI (e, in alcuni casi di ASDI), se si escludono gli operai agricoli ove vige un sistema del tutto diverso, riguarderà la universalità dei lavoratori che sono disoccupati ma che hanno i requisiti per percepire una indennità di sostegno del reddito.

Il patto di servizio impegna gli interessati, in primo luogo, alle seguenti attività:

  • partecipazione alle iniziative finalizzate al rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva del lavoro;
  • partecipazione ad iniziative formative o di riqualificazione o di altra iniziativa di politica attiva o di attivazione;
  • accettazione di congrue offerte di lavoro (in attesa di definizione attraverso un D.M. del Ministro del Lavoro su proposta dell’ANPAL).

Nel frattempo, si applica quanto previsto dall’art. 4, commi 41 e 42 della legge n. 92/2012. Queste due disposizioni, è bene ricordarlo affermano che il lavoratore decade dal trattamento quando:

  • rifiuti di partecipare, senza giustificato motivo, ad una iniziativa di politica attiva o di attivazione proposta dai servizi competenti (viene richiamato l’art. 1, comma 2, lettera g, del D.L.vo n. 181/2000) o non vi partecipi regolarmente;
  • non accetti una offerta di lavoro inquadrato in un livello retributivo superiore almeno al 20% rispetto all’importo lordo dell’indennità di cui ha diritto;
  • il luogo di lavoro, a fronte della predetta offerta congrua, non disti più di 50 Km. dalla propria residenza o, comunque, sia raggiungibile, mediamente, in 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblico.

La mancata presentazione, non giustificata appropriatamente (e, qui le varie articolazioni dei centri per l’impiego debbono individuare una “griglia” di esimenti), alle convocazioni e gli appuntamenti previsti dal centro per l’impiego o dal soggetto responsabile delle attività, per la conferma dello stato di disoccupazione, per la profilazione o per la firma del patto di servizio personalizzato, comporta:

  • la decurtazione di un quarto di mensilità, pari ad 8 giorni di prestazione, nel caso in cui ci si trovi di fronte alla prima mancata presentazione;
  • la decurtazione di una mensilità, pari a 30 giorni, nel caso in cui si registri una seconda assenza non giustificata;
  • la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione.

La penalizzazione si fa più pesante se la mancata presenza, non giustificata, riguarda iniziative di carattere formativo o di riqualificazione professionale, di politica attiva o di mancata partecipazione ad iniziative di pubblica utilità a favore della comunità territoriale di appartenenza. Le sanzioni sono:

  • la decurtazione di una mensilità, sempre pari a 30 giorni, alla prima mancata partecipazione;
  • la decadenza dalla prestazione e dal riconoscimento dello “status” di disoccupato, nella ipotesi di ulteriori mancate partecipazioni.

Ancora maggiori sono le conseguenze legate alla mancata accettazione di una offerta congrua di lavoro: qui, scatta, da subito, in assenza di giustificato motivo, la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione.

Ma, come operano, nel concreto le penalizzazioni?

La circolare n. 224/2016 ne stabilisce la decorrenza dal giorno successivo a quello in cui si sia verificato l’evento, fatta salva una diversa indicazione del centro per l’impiego. Alla decurtazione è strettamente correlato il mancato accredito della contribuzione figurativa per tutto il periodo in cui la stessa resta in vigore. Nel caso in cui la decurtazione sia di 8 o di 30 giorni, qualora il residuo della prestazione fosse inferiore alla sanzione comminata, l’INPS procede alla decurtazione nei limiti del residuo di giornate di prestazioni spettanti al disoccupato.

C’è, poi, il caso rappresentato dalla circostanza che la comunicazione del centro per l’impiego arrivi all’Istituto in data successiva al termine della percezione della prestazione: l’INPS provvede alla esecuzione del provvedimento sanzionatorio quantificando la somma indebitamente percepita e chiedendo la restituzione dell’importo dovuto.

Un trattamento, pressoché analogo, con alcune eccezioni che riguardano i soli incrementi per carichi familiari, sussiste per i percettori di ASDI (art. 16 del D.L.vo n. 22/2015 e decreto interministeriale 29 ottobre 2015) ove il diritto è subordinato alla permanenza dello stato di disoccupazione ed alla sottoscrizione del patto di servizio personalizzato. Vale la pena di ricordare che “l’Assegno Di Disoccupazione” viene riconosciuto a particolari categorie di lavoratori che, siano privi di occupazione e si trovino in una condizione economica di bisogno (art. 16, comma 1).

Le sanzioni comportanti decurtazione e decadenza sono identiche a quelle appena esaminate: come si diceva, sono fatti salvi gli eventuali incrementi per carichi familiari.

Le sanzioni sono applicate dall’INPS a seguito della trasmissione dei provvedimenti sanzionatori emessi dai centri per l’impiego ed inviati, telematicamente, attraverso il sistema informativo unitario delle politiche del lavoro previsto dall’art. 13 del D.L.vo n. 150/2015.

Ma, è prevista, in via amministrativa, la possibilità di esperire ricorsi?

La circolare n. 224/2016 afferma che ciò sarà possibile proponendo gravame ad un Comitato ubicato presso l’ANPAL e composto dalle parti sociali. Di più, al momento, non è dato sapere, atteso che lo stesso non sembra essere stato costituito.

Con la medesima nota l’INPS si sofferma sulla disposizione contenuta nel D.L.vo n. 185/2016 che consente un allungamento della tutela della NASPI in favore dei lavoratori stagionali dei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali (la circolare n. 224/2016 fornisce un ampio elenco delle attività economiche riconducibili a tali settori).

Se la durata della NASPI risulta inferiore a quella determinata calcolando anche i periodi di contribuzione che, nel quadriennio precedente la perdita dell’occupazione, hanno già permesso l’erogazione dell’indennità (ad eccezione delle provvidenze di mini-ASPI e NASPI), la nuova prestazione è incrementata di un mese (ma non si possono superare i 4 mesi), a condizione che la differenza tra i due periodi calcolati sia almeno pari a 12 settimane.

 

 

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Eufranio Massi

A cura di : Eufranio Massi

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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