Ricollocazione al via. Del Conte: «Tutto pronto per l’assegno, ognuno faccia la sua parte»

L’operazione assegni di ricollocazione è pronta per il giro di collaudo. A ricevere una lettera con le credenziali per poter accedere al bonus da spendere nei centri e nelle agenzie per il lavoro sono, in questi giorni, dai venti ai trentamila disoccupati. «È solo un test su un campione ristretto selezionato attraverso un sorteggio – fa il punto Maurizio Del Conte, alla guida dell’Anpal, Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro – utile per acquisire una serie di feedback in attesa del varo dell’intera operazione, nella prima parte del 2017».

Nessun fermo, dunque, dopo lo stop alla riforma costituzionale che prevedeva l’attribuzione delle competenze in materia interamente allo Stato?

«Per quello che riguarda l’assegno di ricollocazione non cambia niente. Andiamo avanti come programmato. La normativa era comunque tarata sull’assetto rimasto in vigore e non poteva essere diversamente. La mancata approvazione della riforma costituzionale, però, impedisce di riconoscere le politiche attive come diritto costituzionale del lavoratore».

L’operazione, insomma, è partita, ma perché non riguarda ancora l’intera platea?

«Cominciamo con questa quota di persone, che rappresenta orientativamente il 5 – 10 per cento dei disoccupati. Ma non stiamo limitando a questa percentuale il servizio, semplicemente vogliamo anticipare la fase di sperimentazione rispetto al 2017, quando forniremo il servizio a tutti. Così in quel momento avremo anche indicazioni utili sulla sua funzionalità.

Il numero delle persone interessate è già definito? Come si attua il sorteggio?

«Il numero non è ancora definito perché dipende dal sistema di estrazione, che verrà effettuata sulla base dell’ultima lettera del codice fiscale di tutti gli aventi diritto, cioè della platea di potenziali destinatari dell’assegno di ricollocazione. Verosimilmente si tratterà di un numero compreso tra 20 e 30mila. Ma non possiamo dirlo ancora con esattezza».

Quali i dati che Anpal intende acquisire attraverso la fase sperimentale?

«La fase sperimentale ha lo scopo di testare tutta la filiera dei soggetti e delle infrastrutture messe a disposizione e che lavorano sull’assegno di ricollocazione. Da Anpal e dal suo sistema informativo fino a centri per l’impiego e operatori privati accreditati. Questo ci darà anche un’indicazione interessante sul dato di risposta. Nel senso che noi manderemo queste lettere segnalando che questo strumento è disponibile. A questo punto il disoccupato può iscriversi sul portale di Anpal, fare la registrazione e chiedere l’assegno. Ma non è obbligato a farlo. Stiamo parlando infatti di disoccupati che comunque, in quanto previsto dalla legge, sono in Naspi, cioè ricevono l’ammortizzatore sociale. E potranno quindi anche decidere di non attivarsi per ricercare un nuovo posto di lavoro. Noi naturalmente confidiamo che in realtà ci sia un interesse forte a chiedere questo strumento, cosa che denoterebbe un forte interesse a trovare un posto di lavoro».

Se uno dei sorteggiati rifiuta può essere sostituito con un altro disoccupato?

«No. Se rifiutano, semplicemente non si attiva lo strumento. La platea della sperimentazione è questa. Il problema non si riduce a quello delle risorse. Bisogna anche capire quanti rispondono.

Qual è il cronoprogramma?

«Dal 29 novembre è online il portale di registrazione Anpal. Qui si trovano tutte le misure e tutte le banche dati previste dalla legge in interconnessione. Partiamo con uno stock d’informazioni e di funzionalità del sistema che, però, andrà implementato nei mesi successivi. L’assegno di ricollocazione è uno strumento per il quale non abbiamo informazioni e questa sperimentazione serve a darci le misure per la partenza vera e propria. Sul nostro portale è disponibile inoltre una sorta di Trip advisor dei soggetti erogatori del servizio legato all’assegno. In pratica, quando il disoccupato fa richiesta dell’assegno, sul sito gli compare una schermata con una mappa sulla quale trova le varie agenzie dove andare. All’inizio ne segnaliamo solo la presenza ma, andando avanti, saremo in grado di dare anche gli indicatori di performance, così da orientare in modo consapevole la scelta del lavoratore. Che magari non privilegerà necessariamente l’agenzia sotto casa, ma potrà decidere di fare dieci chilometri per recarsi da un operatore più efficace nella missione di ricollocazione».

Chi non ha ricevuto la lettera in una prima fase non potrà registrarsi sul portale? 

«Tutti possono registrarsi. Ma chi non ha ricevuto la lettera non potrà richiedere l’assegno di ricollocazione. Anzi, chi non riceve la lettera non troverà neanche, nel sito, la pagina specifica dell’assegno di ricollocazione, perché si pare soltanto se viene inserito uno tra i codici fiscali estratti».

E allora, chi non è stato estratto che cosa può fare sul sito?

«Può ad esempio, senza andare all’Inps o presso un ufficio per l’impiego, effettuare da casa la dichiarazione di immediata disponibilità (la cosiddetta did) e iniziare un percorso di politiche attive che però è gestito a questo punto dai centri per l’impiego con gli strumenti regionali che sono già a disposizione dei centri per l’impiego. Diciamo che non c’è niente di nuovo da questo punto di vista. L’unica novità sta nella porta d’accesso al servizio, visto che si potrà fare da casa. Naturalmente, sul sito il disoccupato troverà una serie di informazioni e di materiali che possono in qualche misura, sia pure generica, dare un orientamento sui passi successivi. A mano a mano, anche questo aspetto sarà arricchito da nuove funzionalità».

Però il 2017 è quasi arrivato. Che cosa manca al pieno regime?

«Stiamo già lavorando sul sistema a pieno regime. Mancano alcuni pezzi che dipendono soprattutto dalla garanzia di un flusso quotidiano di dati sui percettori. Li stiamo mettendo a punto. I numeri gestiti dall’Inps sono enormi, quindi ottenere un flusso quotidiano di questi percettori al netto delle cancellazioni e al netto del superamento del periodo consentito non è un’operazione semplice, per cui si sta lavorando sulla parte informatica per mettere a punto questa modalità. Per il resto i pezzi ci sono tutti, ma proprio per non investire immediatamente il sistema con l’onda d’urto su tutta la platea abbiamo preferito fare una parte limitata prima».

Quali le cifre della dote messa in campo attraverso l’assegno di ricollocazione?

«Da mille a 5mila, a seconda del grado di difficoltà di ricollocazione. In media, due – tremila euro. Nessuna facilitazione per il Sud, visto che già abbiamo destinato al meridione 530 milioni di fondi comunitari. L’assegno è universale e va a tutti nello stesso modo».

Quali le altre politiche attive al varo in seno all’Anpal?

«Tre le linee d’intervento: la gestione dei tavoli di crisi con politiche attive accanto agli ammortizzatori sociali. Poi la sperimentazione dell’accompagnamento ad altra occupazione di lavoratori in aziende che ristrutturano per rinnovamento tecnologico. Infine, la sperimentazione con le Regioni interessate a integrare le risorse per le politiche attive regionali con quelle nazionali».

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Claudia Marin

A cura di : Claudia Marin

Giornalista professionista del Quotidiano nazionale (Resto delCarlino - Giorno - Nazione), segue i temi del lavoro, della previdenza e del sociale. Già Capo Ufficio Stampa del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Dirigente delle relazioni esterne dell'Inps.

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