Solidarietà difensiva: che fare? Le modalità operative spiegate dal Ministero del Lavoro [E.Massi]

solidarietà_difensivaCon il decreto legislativo n. 185/2016 e con lo scopo, evidente, di offrire uno strumento per favorire il c.d. “ricambio generazionale”, il Legislatore delegato ha ipotizzato, a determinate condizioni, la trasformazione dei contratti di solidarietà da difensivi (quindi, pensati per ridurre in tutto o in parte i licenziamenti) in espansivi, secondo un modello ripreso, nell’art. 41 del decreto legislativo n. 148/2015, “dall’impolverato” (perché sostanzialmente, non utilizzato in oltre 30 anni) art. 2 della legge n. 863/1984.

Ora, con una notevole rapidità, la Direzione Generale per gli Ammortizzatori Sociali ed Incentivi all’Occupazione, attraverso la circolare n. 31 del 21 ottobre 2016, detta le modalità operative finalizzate alla trasformazione del contratto ed alla fruizione delle provvidenze ad essa correlate. Ricorda il Ministero che non tutti i contratti di solidarietà difensivi possono essere trasformati in espansivi: essi debbono essere in corso da almeno 12 mesi e, in ogni caso, se inferiori, essere in corso alla data del 31 dicembre 2015. Si tratta, quindi, di riduzioni di orario che già operano da un certo periodo, soprattutto se si tiene conto del fatto che gli stessi hanno una durata massima di 24 mesi e, soltanto a determinate condizioni (fruiti consecutivamente nel primo biennio del quinquennio mobile) possono raggiungere la soglia dei 36 mesi.

Ma, quali sono i passaggi procedurali che occorre compiere?

La trasformazione non può che avvenire attraverso il raggiungimento di un accordo che la preveda: esso va sottoscritto dalle stesse organizzazioni sindacali che avevano proceduto alla precedente stipula. Il Legislatore delegato ha, opportunamente, fatto riferimento all’art. 51 del decreto legislativo n. 81/2015: ciò significa che se effettuato a livello locale od aziendale esso non potrà che avere quali soggetti stipulanti le associazioni sindacali che a livello nazionale fanno riferimento alle organizzazioni di settore comparativamente più rappresentative, o le “loro” RSU o la RSA. È’ una “conditio sine qua non” che, indubbiamente, potrebbe essere accompagnata dalla difficoltà di far accettare a lavoratori che hanno visto già ridotto (per un periodo limitato previsto dal contratto) il proprio orario di lavoro, il concetto che tale riduzione diventi strutturale proprio per dare la possibilità all’impresa di procedere a nuove assunzioni.

L’accordo di trasformazione, oltre alla riduzione stabile dell’orario di lavoro, con divieto di una riduzione complessiva superiore a quella già pattuita nel contratto di solidarietà originario, prevede, nel rispetto di alcune modalità che andranno concordate, l’assunzione contestuale a tempo indeterminato di nuovo personale.  Nella sostanza, il datore di lavoro può procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, anche con rapporto a tempo parziale o con rapporto di apprendistato che essendo, come vedremo, incentivate, sono possibili soltanto nel limite delle ore “ridotte” agli altri lavoratori.

Ma, cosa vanno ad ottenere, coloro che si vedono ridotto l’orario di lavoro?

  • i lavoratori che percepivano una indennità pari all’80% della retribuzione globale di fatto persa a seguito della riduzione di orario, continuano a percepire un trattamento di integrazione salariale pari al 50% dell’importo prima percepito;
  • l’integrazione di quanto perso, resta a carico del datore di lavoro che, mensilmente, deve erogare una somma almeno uguale a quella residua che serve a raggiungere l’integrazione salariale originaria. Su tale somma l’imprenditore non paga i contributi previdenziali mentre, la stessa è imponibile, a tutti gli effetti, ai fini dell’IRPEF;
  • sotto l’aspetto contributivo, tuttavia, i lavoratori non perdono nulla in quanto sia sulla somma integrata che su quella corrisposta dall’imprenditore viene accreditata la contribuzione figurativa.

Cosa ottiene, invece, il datore in relazione ad ogni soggetto assunto nel rispetto del contratto di solidarietà espansivo?

I benefici sono, essenzialmente, di natura economico-contributiva e si riferiscono ad ogni mensilità di retribuzione:

  • per i primi di 12 mesi, l’agevolazione è pari al 15% della retribuzione lorda prevista dal CCNL applicato;
  • per l’anno successivo la percentuale scende al 10%;
  • per il terzo anno successivo all’assunzione l’agevolazione si attesta sulla percentuale del 5%;
  • in alternativa a quanto appena detto se l’assunzione riguarda soggetti “under 29” la contribuzione per il primo triennio, è quella prevista per gli apprendisti (10%), mentre quella a carico dei lavoratori resta invariata. In ogni caso, la contribuzione di favore viene sospesa al superamento della soglia dei 29 anni e, inoltre, i lavoratori non rientrano nel computo numerico previsto dalle disposizioni normative per l’accesso a benefici finanziari e creditizi (ma sono calcolabili, invece, per tutto il resto);
  • il trattamento di fine rapporto concernente le quote relative alla retribuzione persa a seguito della riduzione di orario restano a carico dell’INPS o della gestione contributiva di afferenza: ovviamente, trova applicazione quanto già previsto dal decreto legislativo n. 148/2015, secondo il quale tornano “a carico” del datore allorquando, nei 90 giorni successivi alla fine del contratto di solidarietà, o di un altro ammortizzatore straordinario concesso entro 120 giorni dal termine del trattamento precedente, vi siano lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo o all’interno di una procedura collettiva di riduzione di personale;
  • nel periodo compreso tra la data di trasformazione del contratto e la sua scadenza il datore di lavoro usufruisce della riduzione del 50% del contributo addizionale previsto dall’art. 5 il quale, è bene ricordarlo, è del 9%, del 12% e del 15% sulla retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore non prestate. La variazione della percentuale di riferimento è strettamente correlata al periodo di fruizione, ossia se lo stesso si colloca nei primi 12, 24 e, poi, oltre, fino a 36 mesi all’interno del quinquennio mobile.

La riforma introdotta con il decreto legislativo n. 185/2016 afferma espressamente la inapplicabilità dell’art. 41, comma 5: da ci  discende che nelle imprese che hanno stipulato contratti di solidarietà espansivi è preclusa ai lavoratori ai quali manchino non più di 24 mesi per la pensione di vecchiaia e che siano in possesso dei requisiti minimi (di regola, 20 anni di contribuzione), la possibilità di un trattamento di pensione a tempo parziale nel caso in cui abbiano accettato di svolgere una prestazione lavorativa di durata non superiore alla metà dell’orario al quale erano tenuti prima della riduzione concordata attraverso il contratto collettivo di solidarietà.

Ma, quale è la procedura per il riconoscimento delle provvidenze legate alla solidarietà espansiva? L’accordo deve, innanzitutto, contenere esplicitamente una serie di cose sulle quali ci si è già soffermati, tra le quali il riferimento al fatto che la riduzione di orario non può essere superiore a quello già concordato con il contratto di solidarietà difensivo, alla integrazione salariale del datore di lavoro, alla durata del contratto, cosa importante ai fini della definizione sia del contributo addizionale che della durata massima dei trattamenti integrativi.

L’istanza di trasformazione (occorre utilizzare un modulo disponibile sul sito ministeriale) va inviata, in via telematica, attraverso il sistema della CIGSonline, alla Divisione IV della Direzione Generale degli Ammortizzatori Sociali, allegando alla stessa sia il contratto di solidarietà espansivo che l’elenco dei lavoratori interessati alle riduzioni di orario. La medesima domanda va inoltrata sia all’Ispettorato territoriale del Lavoro (nuova denominazione assunta dalla Direzione territoriale del Lavoro per effetto del decreto legislativo n. 149/2015) che all’INPS il quale provvede ad interrompere il trattamento di CIGS a partire dalla data di trasformazione del contratto: al contempo (si spera senza soluzione di continuità) con decreto direttoriale della Direzione Generale per gli Ammortizzatori Sociali viene  riconosciuto il trattamento per l’intero periodo e l’Istituto provvede ad erogare il trattamento nella misura del 50% (che, è bene rimarcarlo, deve essere mensilmente integrato dalla quota a carico del datore della quale si è parlato pocanzi).

Da ultimo, la circolare n. 31 riserva la propria attenzione sulle modifiche intervenute nell’art. 25, comma 2, dell’art. 25 che consente di far iniziare la riduzione di orario ed il conseguente trattamento integrativo non più trascorsi 30 giorni dall’inoltro telematico dell’istanza, ma dal giorno successivo alla stessa e, comunque, nei 30 giorni successivi. La nota ministeriale sottolinea come la nuova disposizione si applichi alle procedure di consultazione ed agli accordi conclusi a partire dall’8 ottobre 2016. In caso di presentazione tardiva della domanda (ossia oltre il termine di 7 giorni), il trattamento decorre dal trentesimo giorno successivo alla data di presentazione dell’istanza: con tale precisazione il Ministero ricorda la piena vigenza dell’art. 25, comma 3, che lo prevede.

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Eufranio Massi

A cura di : Eufranio Massi

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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