Mancata assunzione di lavoratori disabili: le nuove sanzioni [E.Massi]

lavoratori_disabiliCon le ultime modifiche contenute nel decreto correttivo dei provvedimenti attuativi del Jobs act, si interviene, nuovamente, sulla legge n. 68/1999, già oggetto di un “restyling” appena lo scorso anno. Mi riferisco all’intervento normativo, contenuto nella revisione del decreto legislativo n. 151/2015, con il quale viene riscritta
la sanzione amministrativa da applicare ai datori di lavoro inottemperanti all’obbligo di assunzione di personale disabile ( per la verità,  la disposizione riguarda anche per la mancata assunzione dei c.d. “soggetti equiparati” come gli orfani, le vedove dei caduti per lavoro o per servizio e soggetti equiparati nella percentuale individuata dall’art. 18 della legge n. 68/1999).

Ma, cosa affermano i nuovi comma 4 e 4-bis dell’art. 15?

C’è, innanzitutto, per la sanzione, un adeguamento all’euro perché, formalmente, pur essendo, in questi anni stata convertita ed adeguata negli importi alla nuova moneta, essa era rimasta a 100.000  lire:  ma,  detto  questo,  il  Legislatore  delegato,  prendendo  quale  base  di  riferimento l’importo di 30,64 euro che è quello che, giornalmente, sono tenuti a pagare i datori di lavoro che hanno ottenuto l’esonero parziale (art. 5, comma 3-bis), lo ha quintuplicato per cui, dalla data di entrata  in  vigore  della  disposizione,  esso  risulta  essere  pari  a  153,20  euro  per  ogni  giorno lavorativo di “scopertura”, calcolati su 5 o 6 giorni secondo l’articolazione settimanale, con esclusione della domenica e delle festività infrasettimanali.

Allo stesso tempo viene prevista la c.d. “diffida” di cui parla l’art. 13 del decreto legislativo n. 124/2004 che consente, a determinate condizioni, di pagare l’importo nella misura di 1/4 del massimo, trattandosi di una sanzione in misura fissa ma progressiva con il trascorrere dei giorni di inottemperanza. Le condizioni richiamate dalla norma sono, alternativamente, la richiesta di assunzione (che è nominativa, dopo le modifiche introdotte dal decreto legislativo n. 151/2015) inoltrata agli uffici competenti o la stipula del contratto di lavoro con la persona (o le persone) già avviate. Sono gli ispettori del lavoro ad irrogare la sanzione e sono gli stessi che prendono atto del pagamento con la diffida (45 giorni complessivi di tempo dal ricevimento del verbale) che, appunto, è condizionata dal rispetto di una delle condizioni sopra riportate.

Per completezza di informazione va ricordato che la mancata presentazione del prospetto informativo entro il 31 gennaio di ogni anno o entro la data successiva fissata dal Ministero del Lavoro (il prospetto non va presentato sella situazione occupazionale non ha subito mutamenti ai fini dell’aliquota d’obbligo), è sanzionata con 635,11 euro che aumentano di 30,76 euro per ogni giornata successiva di ritardo nella presentazione (art. 15, comma 1).

Tornando alla nuova disposizione essa necessita, a mio parere, di una breve e sintetica ricapitolazione sulle condizioni generali relative all’obbligo.

I datori di lavoro che occupano da 15 a 35 dipendenti con rapporto di lavoro subordinato sono tenuti ad assumere un disabile, quelli che presentano un organico dimensionato tra 36 e 50 unità debbono avere in forza due portatori di handicap, chi, invece, supera tale soglia è tenuto al rispetto di una aliquota del 7%. Dal computo complessivo (ferme restando, ad esempio, alcune situazioni particolari che riguardano il personale viaggiante marittimo, ferroviario e su strada o gli addetti al trasporto attraverso funivie) in via generale, vanno esclusi gli apprendisti, i dirigenti, i soci lavoratori delle cooperative di produzione e lavoro, i disabili già regolarmente in forza, i lavoratori invalidatisi durante il rapporto con una percentuale pari o superiore al 60% o avviati al lavoro non attraverso i servizi competenti, che presentano un handicap analogo a quello appena citato, i lavoratori a domicilio, mentre i dipendenti part-time vanno calcolati “pro-quota”, i lavoratori con contratto a termine soltanto nella ipotesi in cui lo stesso varchi la soglia dei 6 mesi e quelli “a chiamata” in relazione alle prestazioni svolte nel semestre antecedente.

A parte ogni discorso relativo alla c.d.  “compensazione  territoriale”,  va  aggiunto  che  diverse disposizioni fungono da esimenti, sia pure di natura temporanea: mi riferisco alla sospensione temporanea, su base provinciale, degli obblighi occupazionali nelle imprese soggette a trattamenti integrativi salariali straordinari (non solo CIGS o contratto di solidarietà difensivo, ma, a mio avviso, interventi analoghi previsti dal FIS o dai Fondi bilaterali previsti dal decreto legislativo n. 148/2015 o, come già affermato dallo stesso Ministero del Lavoro attraverso specifici interpelli, dai Fondi del settore del credito), a procedure collettive di riduzione di personale, su tutto il territorio nazionale, per tutta la loro durata e fino a quando non si esaurisce il diritto di precedenza in favore dell’ultimo lavoratore  licenziato,  a  convenzioni  ex  art.  11 della legge n.  68/1999 che consentono di “cadenzare” nel tempo gli obblighi, all’esonero parziale che, a determinate condizioni, offre la possibilità, previo pagamento di una somma giornaliera, di non assumere una percentuale di portatori di handicap per situazioni, accertate, legate a pericolosità, insalubrità o alta specializzazione o, infine, alla esclusione, anch’essa monetizzata, dalla base di calcolo, dei lavoratori per i quali il datore paga un premio INAIL superiore al 60 per mille.

Ma quando scatta l’obbligo di assunzione alla cui inottemperanza è correlata la sanzione pecuniaria?

Come dicevo pocanzi, esso scatta trascorsi 60 giorni da quando è scattato l’obbligo sia per il raggiungimento del numero dei dipendenti che fa scattare l’aliquota, sia allorquando un posto già coperto da un disabile si rende disponibile per qualsiasi causa (ad esempio, per pensionamento o per dimissioni). 60 giorni sono un tempo utile per cercare una soluzione ed è un tempo che nelle piccole imprese, dimensionate sui 15 dipendenti, sarà particolarmente utile nel prossimo mese di gennaio quando cambierà, per effetto delle novità introdotte lo scorso anno con il decreto legislativo n. 151/2015, il momento dell’assoggettamento all’obbligo. Infatti, fino al prossimo 31 dicembre, per le imprese con tale organico, l’adempimento scatta soltanto in caso di nuova assunzione ed è “onorabile” entro i 12 mesi successivi (questo disse, a suo tempo, il Dicastero del Lavoro); invece, con la nuova norma, scatterà dal giorno successivo (ma più probabilmente, dal 31 gennaio 2017, data di presentazione del prospetto informativo con l’organico “fotografato” all’ultimo giorno dell’anno precedente). Ciò potrebbe creare qualche problema a quei datori di lavoro che, magari, hanno aumentato l’organico “sfruttando” le agevolazioni previste dalle leggi n. 190/2014 e n. 208/2015 e che si troveranno ad inserire immediatamente (pena l’irrogazione della sanzione amministrativa giornaliera ora aumentata) un portatore di handicap, il quale, comunque, ricorrendone le condizioni, potrà essere assunto con incentivi.

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Eufranio Massi

A cura di : Eufranio Massi

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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2 thoughts on “Mancata assunzione di lavoratori disabili: le nuove sanzioni [E.Massi]

  1. Leo

    Mi piacerebbe sapere cosa succede invece quando gli Uffici deputati non compilano/aggiornano/pubblicano l’elenco delle scoperture risultanti dai prospetti informativi inviati dalle aziende.

    E’ il caso della Provincia Barletta-Andria-Trani: non aggiorna le scoperture dal 2014.

    Come fa il cittadino a far valere i propri diritti?

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Qualora pensi che ci sia una omissione, ferma restando una possibile segnalazione alla autorità giudiziaria, può segnalare il caso all’ assessorato regionale al lavoro da cui i servizi per l’ impiego dipendono.

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